Il legame tra Benito Mussolini e Claretta Petacci rappresenta la pagina più cupa, ossessiva e infine drammatica della vita privata del dittatore, un rapporto che si è consumato interamente all’ombra del potere assoluto e della rovina finale del regime.
Claretta, appartenente a una famiglia della borghesia romana legata agli ambienti vaticani, nutriva fin dall’adolescenza un’autentica venerazione per il duce, che riuscì a incontrare per la prima volta nel 1932.
L’incontro fortuito si trasformò rapidamente in una relazione stabile e segreta, nonostante la monumentale differenza d’età e la presenza costante di Donna Rachele nella vita del capo del fascismo.
A differenza di Margherita Sarfatti, Claretta Petacci non cercò mai di influenzare le linee programmatiche o l’ideologia del regime, muovendosi piuttosto all’interno di una dimensione sentimentale totalizzante e di un isolamento dorato.
La sua presenza a Palazzo Venezia divenne un segreto di Pulcinella per la società dell’epoca, alimentando l’ostilità di molti gerarchi che vedevano nella famiglia Petacci un centro di piccoli favori e di pericolose influenze cortigiane.
Il vero fulcro di questa relazione emerse tuttavia nel momento del declino, quando l’unione si trasformò in una condivisione totale del destino.
Durante i tragici anni della Repubblica Sociale Italiana a Salò, con un Mussolini ormai politicamente svuotato e fisicamente logorato, Claretta rimase al suo fianco con assoluta abnegazione, rifiutando ogni via di fuga sicura verso la Svizzera.
La conclusione di questa vicenda si consumò il 28 aprile 1945 a Giulino di Mezzegra.
Infiltratasi nella colonna in fuga con il dittatore e catturata dai partigiani, Claretta Petacci scelse di non abbandonare Mussolini fino all’ultimo istante, morendo fucilata insieme a lui e legando per sempre il proprio nome all’atto finale della caduta del fascismo.
Kkk
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