Luigi Ontani, nato a Vergato nel 1943, è una figura centrale e inclassificabile dell’arte contemporanea italiana.
Fin dai primi anni Settanta, la sua ricerca si è mossa lungo i territori del narcisismo colto, del citazionismo e della messa in scena del sé.
La sua opera rifiuta la rigidità concettuale per abbracciare un’estetica favolistica, colta e fortemente teatrale, in cui la maschera e il travestimento diventano strumenti di conoscenza e di invenzione identitaria.
L’artista è celebre soprattutto per i suoi tableaux vivants, nei quali fotografa se stesso impersonando figure storiche, mitologiche, letterarie o allegoriche, da Dante a San Sebastiano, da Bacco a Cristoforo Colombo.
In queste messe in scena il corpo dell’artista si fa tela e scultura viva, cortocircuitando la storia dell’arte classica con la performance contemporanea.
Parallelamente alla fotografia, Ontani ha sviluppato un’imponente produzione sculturea e ceramica.
Lavorando in stretta collaborazione con i maestri artigiani di Faenza e Bali, crea sculture in terracotta policroma, ceramica smaltata e vetro di Murano, popolate da esseri ibridi, simboli esoterici e giochi linguistici.
Il suo linguaggio si distingue per un’ironia sottile e per un uso raffinato del calambour e del gioco di parole, sia nei titoli delle opere sia nella commistione tra iconografia occidentale ed esotismo orientale.
Con un percorso espositivo che spazia dalla Biennale di Venezia ai più grandi musei internazionali, Ontani rimane un maestro del travestimento ermetico, capace di trasformare il mito in una costante reinvenzione di se stesso.
Lascia un commento