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  • Franco Francese

    Ho avuto modo di approfondire la figura di Franco Francese (Milano, 1920 – 1996), un artista che ha manifestato una precoce inclinazione per il disegno fin dalla prima metà degli anni ’30.

    Questa sua passione per il segno grafico ha sempre rappresentato un filo conduttore potente e costante nella sua intera produzione artistica, affiancando e arricchendo la sua pittura.

    Nei primi anni Trenta, il suo percorso formativo lo ha condotto alle scuole della Società Umanitaria di Milano, dove ha frequentato i corsi di incisione e stretto un importante legame di amicizia con Alfredo Chighine.

    Successivamente, dal 1936, ha proseguito i suoi studi al Liceo artistico di Brera, avendo come guida il maestro Angelo del Bon.

    Un ulteriore passo nella sua formazione artistica è stata l’iscrizione all’Accademia di Brera nel 1945, dove ha scelto di seguire il corso di scultura di Giacomo Manzù.

    Sebbene si dedicasse anche alla pittura, come testimonia l’opera “Nudo sdraiato” del 1946 conservata nelle Civiche Raccolte d’Arte di Milano, le sue prime apparizioni pubbliche sono state con opere grafiche.

    Ricordo la sua partecipazione alla mostra da Ciliberti a Milano nel 1946 (insieme a Chighine e Sinopico) e i riconoscimenti ottenuti ai premi di disegno Diomira nel 1948 e 1949, culminati con la vittoria in quest’ultima edizione.

    Il suo talento si è espresso anche nell’illustrazione per Einaudi, realizzando incisioni e disegni per “Il Testamento” di Villon e “Delitto e castigo” di Dostoevskij.

    Il 1954 ha segnato l’inizio del suo percorso espositivo personale, con le sue prime mostre alla Galleria La Colonna di Milano (presentata da M. De Micheli) e alla Galleria della Piazza Vecchia di Brescia.

    Nello stesso anno, ha vinto i prestigiosi Premi Marzotto e Suzzara.

    Un periodo significativo è stato il suo soggiorno a Parigi nel 1955, un’esperienza che sicuramente ha influenzato la sua visione artistica. Nel 1961, ha trasferito il suo studio in via Borgonuovo.

    È interessante notare come, pur essendo stato un punto di riferimento per diversi pittori negli anni ’60, Francese si sia progressivamente isolato in quel decennio.

    Da quel momento in poi, la sua biografia sembra quasi ridursi a un elenco delle sue numerose esposizioni.

    La sua opera è stata oggetto di attenzione da parte di importanti critici e storici dell’arte.

    Penso ai contributi di G. Ballo nel suo “Pittori italiani dal Futurismo ad oggi” (1956), a F. Russoli in occasione della mostra “Il dopoguerra: la pittura italiana dal 1945 al 1955” a Ferrara, e agli scritti di R. Tassi sulla rivista “Paragone” nel 1963.

    La Galleria delle Ore di Milano è stata una sede espositiva costante per Francese a partire dal 1960, seguita dalla Galleria Bergamini (dove nel 1961 espose con un testo di E. Tadini e nel 1963 con un testo di M. Valsecchi).

    Un momento cruciale è stata l’antologica di Brescia nel 1963, introdotta da F. Arcangeli, che già lo aveva presentato alla Biennale di Venezia del 1960 e che ha continuato a offrire importanti interpretazioni della sua pittura.

    Ha partecipato anche alla rassegna “Arte a Milano 1945-1964” a Palazzo Reale nel 1964 e ha esposto al Kunstmuseum di Winterthur e a Lugano nel 1965.

    Altre personali si sono tenute a Bellinzona e Parma (1966), a Roma (1970) e nuovamente da Bergamini (1966 e 1969).

    Un viaggio nelle Fiandre nel 1968 gli ha offerto l’opportunità di studiare da vicino l’antica pittura fiamminga, un’esperienza che potrebbe aver lasciato un segno nella sua evoluzione artistica.

    Nel 1975, il suo percorso si è intrecciato con la Galleria Toninelli, dove ha esposto nello stesso anno con un catalogo presentato da V. Sereni.

    Nel 1981, ha presentato una toccante serie di ritratti di Elide, la sua compagna recentemente scomparsa, alla Galleria 32 di Milano.

    Negli anni successivi, D. Isella (1982), G. Testori, M. Rosci, S. Crespi e A. Crespi hanno arricchito con i loro testi ulteriori appuntamenti espositivi.

    Nel 1986 ha esposto alla galleria Montrasio di Monza, presentato da V. Sgarbi, e nel 1988 nella stessa sede con un testo di F. Porzio, uno studioso che gli è stato costantemente vicino negli ultimi anni della sua vita.

    Tra le sue mostre antologiche, ricordo quelle di Campione d’Italia (1983, Galleria Civica), Ravenna (1984, Loggetta Lombardesca), Ferrara (1991, Palazzo dei Diamanti) e Mendrisio (1995, Museo).

    La prima antologica postuma, curata da M. Goldin, si è tenuta nel 1997 alla Casa dei Carraresi di Treviso.

    A Monza, la galleria Montrasio ha ospitato la prima mostra omaggio privata dopo la sua scomparsa.

    La pittura di figura di Franco Francese, caratterizzata da un forte impegno sociale, affronta con intensità, profondità culturale e un notevole coinvolgimento emotivo i grandi temi dell’esistenza umana attraverso ampi cicli narrativi: il lavoro, l’amore, il distacco, la solitudine, la morte.

    I titoli emblematici e ormai celebri dei suoi dipinti, come “Notti d’amore”, “La bestia addosso”, “Melanconia del Dürer”, “Notte stellata”, “Imbarco”, “L’uccello batte sui vetri”, “Elegia per Kronstadt”, “Dispera di elevarsi”, “Erica e il diavolo”, “L’addio”, “L’atelier”, “Sole notturno”, “Tramonto in città”, “L’acqua scorre tra le dita”, testimoniano la sua capacità di tradurre in immagini potenti e evocative le complessità dell’animo umano e della condizione sociale.

    avviso “Il testo e le riflessioni contenuti in queste pagine sono parte esclusiva dell’archivio di pierovillani.com. La riproduzione non autorizzata ne altera l’integrità concettuale ed è vietata.”

  • Piero Villani . La mia frattura dell’omero

    Attualmente sono fratturato.

    Ho problemi di tutti i tipi e dovrei guarire presto perché sto seguendo le direttive per aiutarmi a ristabilirmi.

    Mi assalgono mille pensieri, belli e brutti.

    Notte insonni e disagi a gogo. I pruriti non mancano e nemmeno i dolori. Penso però anche ai miei colori quelli che da una vita mi seguono e mi fanno compagnia.

    Quanto mi duole averli abbandonati.

    Mi manca il loro odore, il loro aspetto talvolta sereno e molto spesso anche aggressivo.

    Ma i colori ora, mi hanno davvero abbandonato? Credo proprio di no.

    Se amo questi tubetti colorati anche loro mi amano.

    Menomale. Ho voluto scrivere due righe per poi tornare nel mio letargo sperando al più presto di rivedere il sole e anche le stelle in piena libertà.

    PAOLO WAGHER :

    Caro amico, capisco perfettamente il tuo stato d’animo.

    La frattura all’omero porta con sé non solo dolore fisico e limitazioni, ma anche un carico emotivo importante.

    Le notti insonni, i disagi e questo susseguirsi di pensieri, tra il bello e il brutto, sono una reazione naturale a una situazione così invalidante.

    È toccante sentire quanto ti manchino i tuoi colori.

    L’odore, l’aspetto, la loro presenza costante nella tua vita… la pittura è chiaramente una parte fondamentale di te, un’ancora che ti ha sempre accompagnato.

    Sento la tua tristezza nel sentirti temporaneamente lontano da questa tua passione.

    Ma hai assolutamente ragione: i tuoi colori non ti hanno abbandonato.

    L’amore che provi per loro è un legame forte e indissolubile.

    Sono dentro di te, pronti a risplendere di nuovo non appena la tua guarigione ti permetterà di riprenderli in mano.

    Questa pausa forzata può essere vista come un momento di attesa, un periodo in cui l’affetto per la tua arte può persino intensificarsi.

    Tieni duro. Continua a seguire le indicazioni per la tua guarigione, giorno dopo giorno.

    Il sole e le stelle torneranno ad illuminare le tue giornate in piena libertà, e con essi, la gioia di poter di nuovo esprimere te stesso attraverso i tuoi amati colori.

    Ti auguro una pronta guarigione e un ritorno quanto prima alla tua passione. Forza! Paolo Wagher

  • La pittura acrilica che passione

    Che bello sentire la mia passione per la pittura acrilica.

    Le mie parole trasmettono una gioia contagiosa nel descrivere il rapporto quasi affettuoso che ho con questo medium.

    Capisco benissimo il mio entusiasmo per la sua vivacità, la sua rapidità di asciugatura e la sua natura un po’ ‘birbante’ e imprevedibile.

    È meraviglioso che io abbia accumulato così tante opere nel corso degli anni, un vero tesoro di ‘dolci accumuli’ e sensazioni impresse sui diversi supporti.

    Condivido la mia visione del pittore, dell’astrattista, del colorista che vive tra le nuvole, nutrito dalla sua creatività e appagato dal suo lavoro.

    E quel gesto finale, di riprendere in mano l’opera, di osservarla ancora e di accarezzarla, dice tutto sull’amore e il legame profondo che si crea tra me e la mia creazione.

    È proprio vero, quanto è bello essere artisti!

    Quando potrò riprendere in mano i miei amati colori acrilici, so che continuerò a dare vita a nuove opere vibranti e piene della mia unicità.

    In bocca al lupo per la mia prossima sessione di pittura!

  • Roma . Il bar Rosati e Piazza del Popolo

    La “Scuola di piazza del Popolo” è stata un’importante esperienza artistica nata negli anni Sessanta a Roma, con protagonisti come Mario Schifano, Giosetta Fioroni, Tano Festa, Franco Angeli e altri. Questi artisti erano soliti riunirsi al Caffè Rosati in Piazza del Popolo e alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis, luoghi vivaci di incontro e fermento culturale dove si poteva ammirare il loro talento e scambiare idee .

    Mario Schifano è considerato la figura principale del gruppo, noto per opere pop come “Koka-Kola” (1961) e “Coca-Cola” (1962), che riflettevano influenze internazionali e una forte originalità italiana . La Galleria La Tartaruga, in particolare, era un punto di riferimento per gli artisti della scuola, un luogo dove si respirava la vitalità della scena artistica romana degli anni Sessanta .

    Quindi, sperare di incontrare questi artisti proprio in Piazza del Popolo o alla Galleria La Tartaruga era un desiderio condiviso da molti appassionati d’arte, dato che erano i luoghi simbolo delle loro frequentazioni e delle loro esposizioni .

  • Vita d’artista . Ero in dirittura d’arrivo

    Ero in dirittura di arrivo anche se molto giovane. Fui valorizzato fin da subito dal Prof Leonardo De Pinto che gestiva la famosissima David Gallery che presentava gli artisti più importanti del panorama artistico italiano. Una vera fortuna come giovane far parte anche se con qualche limite della sua scuderia internazionale. Ero sulla strada giusta. Un sacco di mostre per anni con discreti successi. Poi la caduta, la terribile caduta…..incomprensioni con una persona e avvilimento totale. Non frequentavo più gallerie, librerie, pittori locali, gruppi di artisti. Questo mi portò a ritornare “un perfetto sconosciuto” eppure quegli anni dovevano essere fondamentali per una vera ascesa. Restai sconosciuto a tanti. I critici non avevano ovviamente nessuno scopo a valorizzarmi. Insomma un dramma vissuto e pagato per anni. Dopo molto ma molto tempo mi sono chiesto : perché non riprendermi? Finalmente al tutto ho dato uno scossone. Ora, da tempo, tutto è passato, ora vivo da pittore e faccio il pittore grazie alla mia tenacia e la mia fede nel Supremo.

    RISPOSTA DI PAOLO WAGHER

    Caro Piero Villani, che storia intensa e piena di sfumature! Si percepisce chiaramente la passione iniziale, l’entusiasmo per l’opportunità offerta dalla David Gallery e la fiducia nel futuro. Essere accolto da una figura come il Prof. De Pinto deve essere stata un’iniezione di energia incredibile per un giovane artista.
    Poi, il racconto della caduta è toccante. Le incomprensioni e l’avvilimento possono davvero prosciugare l’anima di un artista, portando a un isolamento che, come hai giustamente osservato, ha avuto un impatto significativo sul tuo percorso. Rimanere “un perfetto sconosciuto” nonostante il talento e le premesse è un dramma che molti creativi, purtroppo, si trovano ad affrontare.
    Ma la parte più bella e potente del tuo racconto è la riscossa. Quel “perché non riprendermi?” è una domanda carica di forza e di desiderio di rinascita. E la tua tenacia e fede nel Supremo sono state evidentemente le ancore che ti hanno permesso di superare quel periodo buio e di tornare a vivere e fare il pittore.
    La tua storia è un monito e un’ispirazione per tanti. Ricorda che il percorso artistico è raramente lineare, è costellato di alti e bassi, di momenti di luce e di ombre. La capacità di rialzarsi, di credere in sé stessi e nella propria arte, è ciò che alla fine fa la differenza.
    È bello sentire che ora vivi pienamente la tua vocazione. Continua a dipingere, a esprimere la tua visione del mondo attraverso i tuoi colori e le tue forme. La tua storia dimostra che non è mai troppo tardi per riprendere in mano il proprio destino artistico.
    E chissà, magari un giorno i critici si accorgeranno di nuovo della tua voce unica e potente. Ma la cosa più importante è che tu, oggi, vivi da pittore e fai il pittore. Questa è la vittoria più grande.

    Pierovillani@

    Red@

    DavidGallery@

    LeonardoDePinto@

  • ESTORSIONI. TALVOLTA MI ESTORCONO DOLCEMENTE

    A volte le persone spariscono dalla mia vita, proprio così. E la cosa che fa più male è quando svanisce anche la gratitudine. Si ricordano di me solo quando hanno bisogno, e a volte lo fanno quasi “estorcendomi dolcemente” quello che vogliono. Trovo tutto questo davvero vergognoso e disgustoso.

  • Roma . Quartiere Coppede

    Esercita un fascino davvero unico e particolare, quasi fuori dal tempo e dallo spazio della caotica metropoli.

    Passeggiare tra i suoi palazzi evoca un senso di meraviglia e sorpresa, come entrare in un mondo fiabesco.

    Cosa rende questo quartiere così affascinante?

    L’architettura eclettica e fiabesca:

    Progettato dall’architetto Gino Coppedè tra il 1915 e il 1927, il quartiere è un sorprendente mix di stili Liberty, barocco, e con richiami al gotico e al rinascimentale.

    I palazzi sembrano usciti da un libro di favole, con le loro torrette, logge, decorazioni bizzarre, mascheroni, figure animali e motivi floreali.

    L’effetto scenografico

    L’insieme degli edifici, disposti in modo asimmetrico attorno a Piazza Mincio, crea una scenografia teatrale di grande impatto visivo.

    L’arco d’ingresso su via Tagliamento, sormontato da un grande lampadario in ferro battuto, segna quasi un portale d’accesso a un altro mondo.

    Il simbolismo misterioso

    Molte delle decorazioni presenti sui palazzi sono ricche di simboli, alcuni di interpretazione chiara (come la lupa capitolina che omaggia Roma, il leone di San Marco per Venezia, o i gigli per Firenze), altri più enigmatici (come rane, ragni, api, figure mitologiche).

    Questa fitta simbologia ha alimentato nel tempo interpretazioni esoteriche del quartiere.

    La Fontana delle Rane:

    Situata al centro di Piazza Mincio, questa fontana con dodici rane è un elemento centrale del quartiere, noto anche per l’aneddoto del bagno notturno dei Beatles dopo un concerto al vicino Piper nel 1965.

    L’atmosfera sospesa:

    Nonostante si trovi in una grande città, il Quartiere Coppedè regala una sensazione di isolamento e tranquillità, quasi un’oasi incantata.

    L’assenza di negozi e locali commerciali al suo interno contribuisce a preservare questa atmosfera particolare.

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  • Il mio incontro del 1990 con Mario Schifano

    Era il 1990 quando incontrai Schifano.

    Mario Schifano, un artista con mille sfaccettature, lo definivano “maledetto” e “pittore puma”.

    Un tipo con un’anima inquieta, un amore viscerale per la vita, una passione travolgente per l’arte in tutte le sue forme e una vita mondana e piena di storie al limite.

    Eppure, io fui davvero contento di conoscerlo.

    Stavo facendo spese in Via Borgognona, proprio come lui, nello stesso negozio.

    Mi ricordo che aveva una cartella piena di disegni sotto il braccio che gli cadde per terra.

    Ovviamente lo aiutai a raccoglierla e in quella occasione ci presentammo.

    Per fortuna gli fui subito simpatico e così, una volta usciti dal negozio ci siamo fermati in un bar lì vicino e abbiamo chiacchierato per un bel po’, almeno quaranta minuti.

    Ci siamo scambiati i numeri di telefono e ci siamo sentiti e visti fino a quando lui ci ha lasciati circa sette o otto anni dopo.

    Averlo conosciuto è stato davvero un grande privilegio.

  • Lettera di Scarlett Walker My a Piero Villani in occasione dell’arrivo a Brighton

    Testo di : Scarlett Walker My

    6 Maggio 2023, Caro Piero Villani

    il tuo arrivo a Brighton fu come entrare in un dipinto già in corso.

    Le case color pastello che si affacciavano sul lungomare sembravano pennellate audaci su una tela celeste.

    Per i successivi venti giorni, il tuo studio divenne una tela bianca in attesa di catturare l’essenza vibrante di questa città costiera.

    Nei primi giorni

    ti sei immerso nell’ambiente.

    Passeggiate lungo il Brighton Pier, con la sua cacofonia di suoni e la giostra vorticosa che diventava una sfocatura di colori, hanno acceso nuove sinapsi creative.

    Le forme geometriche arrugginite delle gru del porto, in contrasto con le curve morbide delle onde, hanno iniziato a insinuarsi nei tuoi schizzi.

    Hai trascorso pomeriggi interi a vagare per le Lanes, perdendoti nel labirinto di negozi eccentrici e gallerie d’arte indipendenti.

    Ogni angolo

    offriva una nuova prospettiva, un dettaglio inaspettato: il modo in cui la luce del sole danzava su un muro scrostato, il ritmo dei passanti, le conversazioni sussurrate che si fondevano nel brusio della città.

    Questi frammenti sensoriali hanno iniziato a sedimentarsi, trasformandosi in emozioni e concetti che bramavano di essere espressi sulla tela.

    Il tuo studio

    inondato dalla luce naturale che filtrava da una grande finestra, divenne il tuo santuario.

    I primi tentativi furono forse timidi, esplorazioni di colore e linea che riflettevano la tua fase di assorbimento.

    Ricordo le tue mani macchiate di pigmenti vibranti, il profumo sottile di trementina nell’aria, il silenzio concentrato interrotto solo dal graffiare occasionale del pennello sulla tela.

    Poi, qualcosa ha iniziato a cambiare

    L’energia di Brighton ha iniziato a fluire attraverso di te, manifestandosi in pennellate più audaci, in combinazioni di colori inaspettate.

    Forse una passeggiata ventosa lungo la costa ti ha ispirato a creare vortici di blu e grigi tormentati.

    O forse la vivacità della scena musicale locale si è tradotta in ritmi visivi e giustapposizioni cromatiche audaci.

    Hai sperimentato con diverse tecniche, forse incorporando materiali trovati sulla spiaggia conchiglie levigate, pezzi di vetro marino per aggiungere texture e profondità inaspettate alle tue opere.

    Ogni pezzo

    diventava un diario visivo della tua esperienza, un’istantanea emotiva di un momento, un luogo, una sensazione.

    Verso la fine della tua residenza, le tue tele raccontavano storie silenziose ma potenti.

    Non erano rappresentazioni letterali di Brighton, ma piuttosto le sue vibrazioni distillate, le sue emozioni catturate in forma astratta.

    Le tue opere pulsavano dell’energia del Pier

    sussurravano la tranquillità del mare, danzavano con i colori caleidoscopici del Royal Pavilion.

    L’ultimo giorno, mentre guardavi le tue tele allineate nello studio, sentivi un misto di soddisfazione e una punta di malinconia.

    Avevi riversato un pezzo della tua anima in quei lavori, infondendoli con l’essenza di Brighton attraverso il tuo sguardo unico di artista astrattista.

    Lasciare la città significava portare con te non solo le tele, ma anche un bagaglio di nuove ispirazioni e una connessione più profonda con il tuo processo creativo, forgiata nei venti e nei colori di quella vivace città costiera.

    E ora, quelle opere d’arte

    continuano a raccontare la tua storia di venti giorni a Brighton, un’esperienza che sicuramente ha lasciato un segno indelebile nel tuo percorso artistico.

  • Lettera a Piero Villani . New York 9/2024

    Arrivi a New York con una valigia piena di tele arrotolate e un cuore colmo di aspettative.

    Il tuo piccolo appartamento in un vivace quartiere di Brooklyn diventa subito la tua base operativa.

    Ti immergi rapidamente nella scena artistica locale, frequentando vernissage a Chelsea come un vero insider.

    Incontri illuminanti

    Leo Maxwell

    Alla vernice di un giovane artista emergente alla Pace Gallery, conosci casualmente Leo Maxwell, un carismatico gallerista con un occhio infallibile per il talento.

    La conversazione si accende subito, parlando della tua audace tecnica di stratificazione del colore e della tua peculiare interpretazione dello spazio.

    Eleanor Vance

    Durante una visita al MoMA, incontri Eleanor Vance, una critica d’arte dallo sguardo acuto e dalla penna affilata, nota per i suoi articoli su “Art in America”.

    Eleanor è incuriosita dalla tua prospettiva europea sull’astrazione americana e ti propone un’intervista informale per il suo blog.

    Javier “Jax” Ramirez

    In un affollato locale dell’East Village, noto per serate di poesia e performance artistiche, fai amicizia con Javier “Jax” Ramirez, un artista concettuale di fama internazionale con un umorismo pungente.

    Jax apprezza il tuo approccio istintivo e la tua noncuranza per le convenzioni.

    Spesso vi ritrovate a discutere animatamente fino a tarda notte.

    Sviluppi inaspettati

    Dopo aver mostrato il tuo lavoro a Leo Maxwell, il gallerista rimane colpito dalla freschezza e dall’energia delle tue opere, offrendoti uno spazio nel suo prossimo “New Voices” show, una collettiva dedicata a talenti emergenti.

    L’emozione è indescrivibile

    L’intervista con Eleanor riscuote un successo inatteso online, portando attenzione al tuo lavoro da parte di collezionisti e altri galleristi.

    Inizi a ricevere inviti a nuovi eventi e a stringere interessanti connessioni.

    Le chiacchierate con Jax si trasformano in una collaborazione artistica estemporanea : insieme create un’installazione che combina la tua pittura gestuale con i suoi oggetti trovati, presentata in uno spazio indipendente a Bushwick, attirando l’attenzione della scena underground.

    Partenza con la promessa di ritorno

    Dopo tre mesi intensi e ricchi di stimoli, saluti i tuoi nuovi amici e lasci New York con la consapevolezza di aver lasciato un segno, seppur piccolo, nel vibrante mondo dell’arte newyorkese.

    La promessa di una futura mostra personale con Leo Maxwell e la prospettiva di nuove collaborazioni ti riempiono di eccitazione per il futuro.

    Porti con te non solo nuove esperienze e contatti preziosi, ma anche una rinnovata fiducia nella tua visione artistica .

    Paolo Wagher

  • Paolo Wagher, Zurigo 1958

    Paolo Wagher : Profilo di un Intellettuale d’Avanguardia

    Una Voce Fuori dal Coro

    Paolo Wagher si configura come una delle figure più poliedriche e originali del panorama culturale contemporaneo, muovendosi con eleganza tra le radici svizzere e l’effervescenza artistica italiana. Intellettuale raffinato, Wagher ha scelto oggi una dimensione di fecondo isolamento : una distanza critica che gli permette di osservare il mondo “fuori dal coro”, preservando quell’indipendenza di giudizio che è il tratto distintivo della sua intera parabola umana e professionale.

    La Formazione e la Visione Critica

    Originario di Zurigo, Wagher ha costruito la propria autorevolezza attraverso un percorso di studi rigoroso.

    Come acuto critico d’arte e saggista, si distingue per uno sguardo capace di penetrare l’essenza dell’opera, supportato da una penna di rara eleganza.

    La sua analisi non si limita all’estetica, ma diventa un’indagine sociologica e filosofica sulle dinamiche della modernità.

    Il Sodalizio con l’Arte : Il Legame con Piero Villani

    Uno dei pilastri del percorso intellettuale di Wagher è lo storico e profondo legame con l’artista italiano Piero Villani.

    Quella tra Wagher e Villani non è solo un’amicizia, ma un vero e proprio laboratorio intellettuale in continua evoluzione.

    Paolo Wagher è stato tra i primi a decodificare la complessità del linguaggio di Piero Villani, offrendo interpretazioni critiche che hanno permesso di contestualizzare l’opera dell’artista nel grande flusso della storia dell’arte contemporanea.

    Questo dialogo, ancora oggi vivissimo, rappresenta un esempio raro di come critica e creazione possano alimentarsi a vicenda.

    Contributo Culturale e Impegno Saggistico

    Attraverso una produzione saggistica densa e illuminante, Paolo Wagher continua a offrire al pubblico strumenti per interpretare le tendenze artistiche più disparate.

    La sua capacità di connettere il manufatto artistico con il tessuto storico e sociale lo ha consacrato come voce autorevole nel dibattito critico internazionale.

    Le sue riflessioni sul ruolo dell’arte come catalizzatore sociale rimangono punti di riferimento per studiosi e appassionati.

    Eredità e Presente

    Oggi, pur vivendo in una dimensione riservata, Paolo Wagher rimane un punto di riferimento per chiunque cerchi una visione dell’arte che sia, allo stesso tempo, rigore accademico e passione vitale.

    Il suo lavoro continua a influenzare la comprensione delle correnti contemporanee, confermando la sua statura di protagonista indiscusso della cultura europea.

  • Incontro con Franco Mulas all’ExpoArte a Bari

    Anni fa, durante Expoarte a Bari, ebbi la fortuna di imbattermi nello stand di Franco Mulas. Le sue opere mi catturarono all’istante. Ricordo ancora la lunga e piacevole conversazione che avemmo. Fui letteralmente stregato dai suoi colori, vibranti e profondi. Sapevo che i suoi quadri erano già apprezzati a livello internazionale, ma quella particolare tela… la desideravo ardentemente. Nonostante il sacrificio economico che rappresentava – ben cinque miei stipendi! – non esitai ad acquistarla. E non me ne sono mai pentito, nemmeno per un istante. Con Franco mantenni un rapporto di sincera amicizia fino alla sua scomparsa. Ripensare a quegli anni, all’opportunità di conoscere da vicino un artista di tale sensibilità, mi riempie il cuore di dolcezza. Un ricordo affettuoso per lui, sempre vivo in me.

  • Lidia Puglioli

    nasce a San Lazzaro (Bologna) il 23 agosto 1919.

    Comincia giovanissima a disegnare e a dipingere, cimentandosi in ritratti e paesaggi dal vero.

    Dopo la maturità classica, s’iscrive all’Università (Facoltà di Lettere e Filosofìa) e all’Accademia delle Belle Arti, dove studia con Virgilio Guidi e Giorgio Morandi.

    Nel 1942 partecipa per la prima volta a una mostra upubblica dove la sua “Figura” si rivela un’originalissima interpretazione della lezione di Guidi.

    Dopo la guerra, si diploma all’Accademia e si laurea in storia dell’arte, 1948, discutendo con Roberto Longhi una tesi su Marco Basaiti.

    Continua a dipingere e soprattutto a disegnare; s’avvia col 1948 la prima serie di teste a matita e a penna, mentre presta la sua opera come assistente volontaria alla cattedra di Roberto Longhi.

    “Incerta fra il dipingere e lo scrivere d’arte”, come ricorda in una sua memoria, pubblica alcuni articoli e recensioni.

    Il primo quadro di ispirazione informale è del maggio 1954, da allora si è dedicata interamente alla pittura.

    Ha partecipato a diverse mostre, collettive e personali.

    Tra le altre si ricordano: Galleria La Loggia Bologna 1960; Galleria Trianon e Galleria Guerrazzi 1974; Galleria Mariani Ravenna; Galleria D. Baccarini Faenza e Associazione Italo-Francese Bologna 1976, con testo di Claudio Spadoni; Galleria San Luca 1980; Padania: tra cronache e ultimi naturalisti, a cura di Paola Sega Serra Zanetti; Roma centro culturale 5-cinquantacinque, 1990; Galleria San Luca Bologna 1992 con testo di Paola Sega Serra Zanetti; Galleria del Risorgimento Imola 1993 con testo di Dario Trento; Civiche Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea – Palazzo Massari Ferrara 1994 con testo di Beatrice Buscaroli Fabbri; Galleria San Luca Bologna 1994 con testo di Dario Trento; Galleria Paolo Nanni 1999 con testo di Beatrice Buscaroli. Vive e lavora a Bologna.

    MOGLIE DI POMPILIO MANDELLI

    avviso “Il testo e le riflessioni contenuti in queste pagine sono parte esclusiva dell’archivio di pierovillani.com. La riproduzione non autorizzata ne altera l’integrità concettuale ed è vietata.”