Un vero pioniere dell’astrattismo e una figura fondamentale per l’evoluzione dell’arte del XX secolo.
La sua ricerca di un linguaggio pittorico purificato e universale lo ha portato a sviluppare uno stile inconfondibile, caratterizzato da linee rette, angoli retti e l’uso esclusivo dei colori primari (rosso, giallo, blu) combinati con il bianco, il nero e il grigio.
Nato Pieter Cornelis Mondriaan ad Amersfoort, nei Paesi Bassi, nel 1872, il suo percorso artistico iniziò in modo piuttosto tradizionale.
Studiò all’Accademia di Belle Arti di Amsterdam tra il 1892 e il 1895 e i suoi primi lavori erano prevalentemente paesaggi naturalistici, spesso con influenze post-impressioniste e un uso espressivo del colore.
Tuttavia, anche in queste opere giovanili si intravede una tendenza alla semplificazione delle forme che preannunciava la sua futura evoluzione.
Un momento cruciale nella sua formazione fu l’incontro con le teorie teosofiche alla fine del XIX secolo.
Questa filosofia, che cercava un’unità spirituale sottostante il mondo materiale, ebbe un profondo impatto sul suo pensiero e sulla sua arte.
Mondrian credeva che l’arte dovesse riflettere questa realtà universale e armonia interiore, andando oltre la rappresentazione superficiale del mondo visibile.
L’influenza delle avanguardie parigine fu altrettanto determinante.
Nel 1911 si trasferì a Parigi, rimanendo affascinato dal Cubismo di Picasso e Braque. Pur riconoscendo al Cubismo il merito di aver “rotto la forma limitata”, Mondrian sentiva che non spingeva l’astrazione abbastanza lontano.
Iniziò così un processo di graduale astrazione delle forme naturali, come si può osservare nelle sue serie dedicate agli alberi, dove le figure vengono progressivamente ridotte a linee e piani.
Durante la Prima Guerra Mondiale, Mondrian rimase nei Paesi Bassi, dove conobbe Theo van Doesburg e Bart van der Leck. Insieme a Van Doesburg, nel 1917 fondò il movimento De Stijl (“Lo Stile”), un gruppo di artisti e architetti che promuovevano un’arte astratta rigorosa e geometrica, basata su principi di ordine, chiarezza e armonia universale.
La rivista omonima divenne l’organo ufficiale del movimento, e gli scritti teorici di Mondrian pubblicati qui, tra il 1917 e il 1922, gettarono le basi per la sua concezione artistica, che egli stesso definì Neoplasticismo (in olandese “Nieuwe Beelding”).
I principi fondamentali del Neoplasticismo, codificati da Mondrian nel suo saggio del 1920 intitolato appunto “Neoplasticismo”, erano i seguenti:
- Uso esclusivo di linee rette orizzontali e verticali: Queste linee, secondo Mondrian, rappresentavano le forze fondamentali dell’universo: l’orizzontale simboleggiava la quiete e la terra, mentre la verticale rappresentava la forza vitale e lo spirito.
- Impiego dei soli colori primari (giallo, rosso, blu) e dei “non-colori” (bianco, nero e grigio): I colori primari erano considerati puri ed elementari, mentre il bianco e il nero rappresentavano rispettivamente l’assenza e la presenza di colore, e il grigio una loro neutralizzazione.
- Composizioni basate su campiture rettangolari o quadrate: Le forme geometriche semplici erano viste come espressioni universali, prive di connotazioni individuali o emotive.
- Ricerca di un equilibrio dinamico e asimmetrico: Mondrian evitava la simmetria statica, preferendo composizioni in cui le diverse parti si bilanciassero attraverso rapporti di tensione e contrasto.
- Esclusione di ogni elemento decorativo o simbolico: L’arte doveva essere autonoma e autoreferenziale, concentrandosi unicamente sui propri mezzi espressivi.
- Bidimensionalità: La pittura doveva rimanere fedele alla superficie piatta della tela, senza illusioni di profondità o prospettiva.
- Tornato a Parigi nel 1919, Mondrian si dedicò con rigore a sviluppare il suo linguaggio neoplastico, creando opere iconiche caratterizzate da griglie nere che definiscono campiture di colore puro e ampie zone di bianco. Quadri come la “Composizione con rosso, giallo e blu” (1921) sono esempi emblematici di questo periodo e sono diventati simboli dell’arte astratta geometrica.
- Nonostante la sua apparente rigidità teorica, Mondrian era un uomo socievole e appassionato, con un grande amore per la musica jazz. Trasferitosi a New York nel 1940 a causa dell’avanzata nazista in Europa, trovò nella vibrante atmosfera della città e nel ritmo sincopato del boogie-woogie una nuova fonte di ispirazione.
- Le sue ultime opere, come il celebre “Broadway Boogie Woogie” (1942-43) e l’incompiuto “Victory Boogie Woogie”, mostrano una maggiore dinamicità e una frammentazione delle linee e dei colori, quasi a voler tradurre visivamente l’energia e il ritmo della musica.
- Piet Mondrian morì a New York nel 1944, lasciando un’eredità artistica immensa e duratura.
- La sua radicale semplificazione del linguaggio visivo ha avuto un’influenza profonda non solo sulla pittura, ma anche sul design, l’architettura e la grafica, continuando a ispirare artisti e creativi ancora oggi.
- La sua ricerca di un’armonia universale attraverso un’arte essenziale e rigorosa lo consacra come uno dei maestri indiscussi dell’arte moderna.

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