Lo riconosci subito: non ti guarda negli occhi.
Non per superbia, ma perché gli bruciano.
Il senatore blefaritico è una specie rara e resiliente.
Vive tra gli scranni del potere e i dispenser di salviettine oftalmiche.
Non legge i dossier : li socchiude.
Quando parla in aula, sbatte le palpebre come un ventilatore timido.
Quando annuisce, sembra stia chiedendo pietà a un’allergia primaverile.
Caratteristiche distintive :
Occhi rossi da “notte in bianco o commi in nero”
Occhiali sempre leggermente sporchi
Frase tipica : “Mi scusi, onorevole, ma ho una luce negli occhi…”
Gesti rapidi al volto, ma mai decisi: il blefaritico non si gratta, si sfiora con dignità.
E che abbia un optometrista di fiducia che gli invia SMS motivazionali nei giorni di fiducia al governo.
Si dice che abbia presentato un disegno di legge per inserire il collirio tra le dotazioni obbligatorie di ogni senatore a vita.
In aula è un enigma visivo :
Sta dormendo?
Sta riflettendo?
Sta semplicemente cercando di tenere aperto un occhio sulla democrazia?
Il suo sguardo è una metafora del Parlamento stesso :
costantemente irritato, parzialmente lucido, ostinatamente presente.
Il senatore blefaritico non ha partito : ha palpebre.
Non ha potere : ha pazienza.
E quando voterà, lo farà… a occhi semichiusi.

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