PONTE SULLO STRETTO
Ancora una volta il geologo e personaggio televisivo ha attaccato la realizzazione del Ponte sullo Stretto, sostenendo che sarebbe inadatto in una zona sismica e che non sarebbero state studiate tutte le faglie attive dell’area.
Si tratta di affermazioni infondate e prive di riscontro nei dati tecnici, scientifici e nelle attività di progettazione svolte
Purtroppo, le sue dichiarazioni trovano diffusione grazie alla sua visibilità come influencer, pur non esercitando Tozzi da anni la professione tecnica, non avendo alcun ruolo nel progetto e non disponendo della documentazione su cui si basa il lavoro di centinaia di esperti di massimo livello internazionale.
Le sue dichiarazioni, come già accaduto per altri temi, sono ideologiche, non scientifiche e sono già state smentite da accademici, tecnici e ricercatori.
Il Ponte sullo Stretto è al contrario una delle opere ingegneristiche più approfondite, verificate e sicure mai concepite a livello mondiale, con un livello di studio sismico e geologico mai raggiunto da nessun’altra infrastruttura sospesa nel mondo.
Tutte le faglie attive capaci e potenzialmente sismogenetiche presenti nello Stretto di Messina sono state oggetto di analisi dettagliata.
Non esiste alcuna faglia significativa nell’area che non sia stata individuata e mappata con strumenti ad alta risoluzione, monitorata in continuo con reti geofisiche e analizzata in profondità fino a milioni di anni con tecniche di paleosismologia e tettonica attiva.
Il livello di dettaglio raggiunto è superiore a qualsiasi altro studio simile mai condotto in Europa per un’infrastruttura strategica.
Chi afferma che non tutte le faglie siano state studiate o mente, o non conosce il progetto, o non è tecnicamente in grado di comprenderlo.
Le attività condotte superano ogni normativa esistente, attraverso analisi del pericolo sismico site-specific, modellazione della risposta sismica locale e analisi dinamica non lineare di tutta la struttura con simulazioni di eventi rari.
A questo si aggiungono valutazioni della risposta strutturale per diversi stati limite, verifiche multiple di interazione terreno-struttura e simulazioni worst-case con epicentro diretto sotto le torri, supportate da confronti con spettri di eventi sismici reali come quelli di L’Aquila, Amatrice, Tōhoku, Northridge, Izmit e Valdivia.
Nessun ponte in Giappone, negli Stati Uniti, in Cina o in Turchia è mai stato oggetto di una tale quantità e qualità di analisi, validazioni e confronti internazionali.
La progettazione ha coinvolto i migliori esperti italiani di ingegneria sismica, strutturale e geotecnica, specialisti giapponesi provenienti dai team che hanno progettato il ponte di Akashi Kaikyō, ingegneri danesi con esperienza in ponti a lunga luce e americani esperti in hazard assessment.
Anche l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha contribuito, come dimostrato dai contatti pubblicati da Eurolink.
Il livello medio di competenza di questi progettisti è, oggettivamente e verificabilmente, superiore a quello vantato da Mario Tozzi, il quale, pur avendo una laurea in geologia, non esercita attività tecnico-professionale, non ha pubblicazioni scientifiche peer-reviewed in materia e non ha mai partecipato a progetti di grandi opere.
Grazie alla luce centrale di oltre 3 km, il Ponte ha un periodo proprio di oscillazione molto lungo e una dinamica completamente desintonizzata rispetto alle onde sismiche, la cui energia si concentra sotto i 2 secondi.
Il risultato è una totale assenza di risonanza, una risposta globale regolare e la massima dissipazione senza amplificazione delle forze.
Il ponte ha solo due appoggi principali, evitando tutte le vulnerabilità proprie dei viadotti pluripilone, con meno elementi soggetti a collasso locale, nessun effetto domino e una risposta sismica più controllabile e prevedibile.
I parametri di progetto prevedono un valore di accelerazione al suolo pari a 0,58g, contro lo 0,42g delle normative tecniche, con accelerazioni spettrali massime fino a 1,5g ma fuori dai periodi significativi per la struttura.
L’accelerazione effettiva risulta di 0,4g sulle torri e di appena 0,002g sull’impalcato, garantendo che la struttura rimanga in campo elastico anche in caso di evento con periodo di ritorno di 2000 anni.
Gli studi richiesti dalla Commissione VIA sono stati tutti eseguiti e approvati, e le analisi sono state validate da modelli accademici di terze parti.
Il rapporto redatto dall’Università Federico II nel settembre 2024 conferma che lo spettro adottato è fortemente cautelativo e che il valore di accelerazione è superiore a qualsiasi scenario scientificamente realistico.
Il Ponte sullo Stretto di Messina è, a oggi, la struttura sospesa più sicura mai progettata al mondo in area sismica.
Grazie a uno studio geologico e sismico completo, all’impiego di modelli numerici oltre ogni obbligo normativo, al coinvolgimento dei massimi esperti mondiali e all’adozione di una tipologia strutturale intrinsecamente sismoresistente, l’opera è progettata per resistere a qualsiasi sisma realistico concepibile.
Le affermazioni di Mario Tozzi, del tutto estranee al contesto scientifico e tecnico reale, risultano fuorvianti per l’opinione pubblica e diffondono disinformazione su una delle opere infrastrutturali più sicure e controllate.
Purtroppo, negli ultimi giorni l’opera è stata attaccata da più fronti con argomentazioni che sono uno schiaffo alla scienza.
E tutto questo non si fermerà.
Faranno di tutto per mantenere i siciliani schiavi di traghetti e aerei e impedire l’avvio dei lavori, mettendo la popolazione contro l’opera per mezzo di menzogne.
Nel nostro piccolo faremo quello che possiamo, ma non sarà facile, perché nella battaglia tra scienza e stregoneria, purtroppo, la stregoneria parte molto avvantaggiata.
Il testo e le riflessioni contenuti in queste pagine sono parte esclusiva dell’archivio di pierovillani.com. La riproduzione non autorizzata ne altera l’integrità concettuale ed è vietata.
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