Ovvero bambini e bambine che diventano protagonisti sui social media con milioni di follower, è sempre più diffuso e presenta numerosi problemi e rischi che meritano attenzione e approfondimento.
L’infanzia “gestita dai like” crea una sovraesposizione mediatica precoce che può avere conseguenze molto negative sia sul piano psicologico che sullo sviluppo personale dei minori.
Problemi principali del fenomeno baby influencer
Sovraesposizione e perdita di controllo I bambini influenzatori sono esposti costantemente sui social in modo che non possono controllare, con immagini e video che diventano pubblici e permanenti. Questo può generare insicurezza, ansia e frustrazione, perché il minore sente di non poter gestire la propria immagine né i contenuti diffusi. Questa condizione può far perdere la percezione di sé reale e aumentare la dipendenza dall’approvazione esterna rappresentata dai like e commenti [1][2]
Commercializzazione precoce e sfruttamento I baby influencer spesso rappresentano un’attività economica basata sulla sponsorizzazione di prodotti, con una vera e propria “content creation” progettata da genitori o manager, trasformando l’infanzia in un’attività lavorativa. Ciò in molti casi può essere paragonato allo sfruttamento minorile, visto che l’attività arriva a coinvolgere anche bambini molto piccoli (4-13 anni) con conseguenze psicofisiche di lungo termine. La mancanza di una normativa adeguata in Italia lascia spazio a queste criticità.
Effetti psicologici e sociali negativi La vita digitalizzata precoce può interferire con lo sviluppo emotivo dei bambini: i baby influencer rischiano di avere difficoltà nella regolazione emotiva, nella gestione delle relazioni sociali e nell’interazione con i coetanei. La popolarità social è accompagnata da rischi di bullismo, cyberbullismo e commenti offensivi che danneggiano l’autostima, soprattutto nelle bambine. A ciò si aggiunge il conflitto crescente con i genitori, i quali divengono spesso manager più che sostenitori affettivi.
Sessualizzazione e contenuti inappropriati Un problema importante è rappresentato dalla tendenza di alcuni baby influencer a emulare atteggiamenti o pose da adulti, spesso sessualizzati, per aumentare il coinvolgimento e i like. Questi contenuti, oltre a essere inappropriati, possono attrarre attenzioni sbagliate, compresa quella di predatori online o pedofili. Inoltre, la pubblicazione di tali contenuti è spesso incitata e gestita dai genitori stessi, creando un ulteriore livello di sfruttamento e mancanza di tutela.[3]
Mancanza di tutela legale e soluzioni necessarie
In Italia come in molte altre parti del mondo, manca una regolamentazione specifica che tuteli i minori coinvolti nell’attività di influencer. Ciò espone i bambini a rischi legali, psicologici e sociali, senza garanzie su come devono essere gestite le entrate derivanti da questa attività o sulla loro privacy.
È urgente una riflessione collettiva e interventi per stabilire:
Norme precise per la tutela dei diritti e della privacy dei baby influencer;
Divieti o limitazioni all’esposizione mediatica in età precoce;
Monitoraggio e supporti psicologici per bambini esposti a queste dinamiche;
Informazione e formazione per genitori e operatori sui rischi reali del fenomeno.
In definitiva, l’infanzia “gestita dai like” rischia di essere un’infanzia negata, dove il diritto a crescere serenamente è sacrificato sull’altare della popolarità social e degli interessi economici. È fondamentale che la società, i media e le istituzioni si impegnino per tutelare questi bambini, affinché possano vivere la loro infanzia senza pressioni e rischi derivati dalla cultura dei social media.
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