Ovvero bambini e bambine che diventano protagonisti sui social media con milioni di follower, è sempre più diffuso e presenta numerosi problemi e rischi che meritano attenzione e approfondimento.
L’infanzia “gestita dai like” crea una sovraesposizione mediatica precoce che può avere conseguenze molto negative sia sul piano psicologico che sullo sviluppo personale dei minori.
Sovraesposizione e perdita di controllo
I bambini influenzatori sono esposti costantemente sui social in modo che non possono controllare, con immagini e video che diventano pubblici e permanenti. Questo può generare insicurezza, ansia e frustrazione, perché il minore sente di non poter gestire la propria immagine né i contenuti diffusi. Questa condizione può far perdere la percezione di sé reale e aumentare la dipendenza dall’approvazione esterna rappresentata dai like e commenti.
Commercializzazione precoce e sfruttamento
I baby influencer spesso rappresentano un’attività economica basata sulla sponsorizzazione di prodotti, con una vera e propria “content creation” progettata da genitori o manager, trasformando l’infanzia in un’attività lavorativa. Ciò in molti casi può essere paragonato allo sfruttamento minorile, visto che l’attività arriva a coinvolgere anche bambini molto piccoli (4-13 anni) con conseguenze psicofisiche di lungo termine. La mancanza di una normativa adeguata in Italia lascia spazio a queste criticità.
Effetti psicologici e sociali negativi
La vita digitalizzata precoce può interferire con lo sviluppo emotivo dei bambini: i baby influencer rischiano di avere difficoltà nella regolazione emotiva, nella gestione delle relazioni sociali e nell’interazione con i coetanei. La popolarità social è accompagnata da rischi di bullismo, cyberbullismo e commenti offensivi che danneggiano l’autostima, soprattutto nelle bambine. A ciò si aggiunge il conflitto crescente con i genitori, i quali divengono spesso manager più che sostenitori affettivi.
Sessualizzazione e contenuti inappropriati
Un problema importante è rappresentato dalla tendenza di alcuni baby influencer a emulare atteggiamenti o pose da adulti, spesso sessualizzati, per aumentare il coinvolgimento e i like. Questi contenuti, oltre a essere inappropriati, possono attrarre attenzioni sbagliate, compresa quella di predatori online o pedofili. Inoltre, la pubblicazione di tali contenuti è spesso incitata e gestita dai genitori stessi, creando un ulteriore livello di sfruttamento e mancanza di tutela.
In Italia come in molte altre parti del mondo, manca una regolamentazione specifica che tuteli i minori coinvolti nell’attività di influencer. Ciò espone i bambini a rischi legali, psicologici e sociali, senza garanzie su come devono essere gestite le entrate derivanti da questa attività o sulla loro privacy.
È urgente una riflessione collettiva e interventi per stabilire:
Norme precise per la tutela dei diritti e della privacy dei baby influencer;
Divieti o limitazioni all’esposizione mediatica in età precoce;
Monitoraggio e supporti psicologici per bambini esposti a queste dinamiche;
Informazione e formazione per genitori e operatori sui rischi reali del fenomeno.
In definitiva, l’infanzia “gestita dai like” rischia di essere un’infanzia negata, dove il diritto a crescere serenamente è sacrificato sull’altare della popolarità social e degli interessi economici. È fondamentale che la società, i media e le istituzioni si impegnino per tutelare questi bambini, affinché possano vivere la loro infanzia senza pressioni e rischi derivati dalla cultura dei social media.
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