Piero Villani


Gioielleria Bulgari negli anni 60

Negli anni Sessanta, la gioielleria Bulgari di via Condotti divenne l’epicentro di una rivoluzione estetica che trasformò il concetto stesso di lusso, legandosi indissolubilmente al clima della “Dolce Vita”.

Mentre l’alta gioielleria parigina rimaneva fedele ai diamanti e alle montature in platino, Bulgari impose uno stile audace basato sull’uso dell’oro giallo e su accostamenti cromatici inediti.

L’elemento distintivo di quel decennio fu il taglio a “cabochon”, una superficie liscia e arrotondata che evocava le cupole romane e permetteva di esaltare la densità del colore di smeraldi, rubini e zaffiri, spesso accostati a pietre semipreziose.

La boutique divenne il salotto delle star internazionali che frequentavano gli studi di Cinecittà: Elizabeth Taylor, durante le riprese di “Cleopatra”, divenne la cliente più celebre, alimentando con i suoi acquisti la leggenda del marchio.
Proprio in quegli anni nacquero icone destinate a durare nel tempo, come la collezione “Serpenti”, che avvolgeva il polso con una maglia flessibile e testine smaltate, e la linea “Monete”, che integrava conio antico e design contemporaneo.

L’approccio di Bulgari non era solo decorativo, ma rifletteva una profonda consapevolezza storica e architettonica, rendendo ogni gioiello un frammento di romanità da indossare.

Questa stagione creativa segnò il passaggio definitivo da una tradizione artigianale a un’identità di marca globale, capace di dettare legge nel gusto della nuova borghesia cosmopolita.
Desideri che approfondisca un aspetto particolare, come il legame tra Bulgari e le icone del cinema di quegli anni o i dettagli tecnici delle creazioni dell’epoca?

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