Negli anni Sessanta, la gioielleria Bulgari di via Condotti a Roma divenne l’epicentro di una rivoluzione estetica che trasformò il concetto stesso di lusso, legandosi indissolubilmente al clima della “Dolce Vita”.
Mentre l’alta gioielleria parigina rimaneva fedele ai diamanti e alle montature in platino, Bulgari impose uno stile audace basato sull’uso dell’oro giallo e su accostamenti cromatici inediti.
L’elemento distintivo di quel decennio fu il taglio a “cabochon”, una superficie liscia e arrotondata che evocava le cupole romane e permetteva di esaltare la densità del colore di smeraldi, rubini e zaffiri, spesso accostati a pietre semipreziose.
La boutique divenne il salotto delle star internazionali che frequentavano gli studi di Cinecittà: Elizabeth Taylor, durante le riprese di “Cleopatra”, divenne la cliente più celebre, alimentando con i suoi acquisti la leggenda del marchio.
Proprio in quegli anni nacquero icone destinate a durare nel tempo, come la collezione “Serpenti”, che avvolgeva il polso con una maglia flessibile e testine smaltate, e la linea “Monete”, che integrava conio antico e design contemporaneo.
L’approccio di Bulgari non era solo decorativo, ma rifletteva una profonda consapevolezza storica e architettonica, rendendo ogni gioiello un frammento di romanità da indossare.
Questa stagione creativa segnò il passaggio definitivo da una tradizione artigianale a un’identità di marca globale, capace di dettare legge nel gusto della nuova borghesia cosmopolita.
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