La vertigine cervicogenica rappresenta una sfida diagnostica complessa poiché si manifesta come un senso di instabilità o disorientamento spaziale originato da alterazioni del tratto cervicale.
Spesso non si tratta di una vera vertigine rotatoria, come quella legata all’orecchio interno, ma piuttosto di una sensazione di “testa leggera” o di camminare su una superficie instabile.
L’origine del disturbo risiede generalmente in un’infiammazione o in una disfunzione meccanica delle prime tre vertebre cervicali, dove la propriocezione gioca un ruolo cruciale.
I recettori presenti nei muscoli e nelle articolazioni del collo inviano segnali al cervello riguardo alla posizione della testa, e quando questi impulsi sono distorti o in conflitto con la vista e il sistema vestibolare, emerge la sensazione di sbandamento.
Il dolore nucale e la rigidità nei movimenti del collo sono i compagni quasi costanti di questa condizione, che tende a peggiorare durante le fasi di stress o dopo posture prolungate davanti a uno schermo.
La diagnosi procede spesso per esclusione, eliminando prima cause vestibolari o neurologiche più gravi, per poi concentrarsi sulla valutazione della colonna e dei tessuti molli circostanti.
Il trattamento richiede un approccio integrato che combina la terapia manuale con esercizi specifici di rieducazione posturale e vestibolare.
Lavorare sulla mobilità articolare e sul rilascio delle tensioni muscolari permette di ripristinare il corretto flusso di informazioni sensoriali, riducendo progressivamente la frequenza e l’intensità degli episodi di instabilità.
avviso “Il testo e le riflessioni contenuti in queste pagine sono parte esclusiva dell’archivio di pierovillani.com. La riproduzione non autorizzata ne altera l’integrità concettuale ed è vietata.”

Lascia un commento