Cercare il sonno come via di fuga immediata trasforma il letto in un confine invalicabile tra il sé e le pressioni esterne.
Questa scelta non è dettata dalla stanchezza fisica ma dal desiderio di silenziare temporaneamente le dinamiche domestiche che percepiamo come soverchianti o ripetitive.
Il buio diventa così uno spazio di neutralità dove le aspettative della famiglia e la routine della casa smettono di esigere attenzione o soluzioni.
Tuttavia questo ritiro anticipato agisce come un’anestesia temporanea che lascia intatti i nodi della quotidianità al risveglio successivo.
Il sonno utilizzato come scudo riflette spesso una saturazione emotiva che non trova altre valvole di sfogo all’interno delle mura condivise.
È un modo per riprendersi una sovranità individuale negata durante il giorno pur sapendo che si tratta di una tregua fragile e solitaria.
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