Il Movimento Arte Concreta, nato a Milano nel 1948, rappresenta una delle stagioni più fertili e rigorose dell’astrazione italiana del dopoguerra.
Fondato da figure come Gillo Dorfles, Gianni Monnet, Bruno Munari e Atanasio Soldati, il gruppo si pose l’obiettivo di superare la pittura figurativa e quella simbolica per dare vita a una forma d’arte che non imitasse la natura, ma ne creasse una nuova.
Il termine “concreta” fu scelto proprio per sottolineare che le forme, i colori e le linee sulla tela non erano astrazioni di oggetti reali, bensì entità autonome dotate di una propria realtà fisica e compositiva.
In questo senso, un cerchio non rappresentava il sole o una ruota, ma esisteva semplicemente come forma geometrica pura in relazione con lo spazio circostante.
L’approccio del MAC fu marcatamente interdisciplinare, cercando una sintesi tra le arti che coinvolgesse l’architettura, il design industriale e la grafica.
Questa apertura permise al movimento di influenzare profondamente la cultura visiva dell’epoca, portando il rigore della geometria e la pulizia formale negli oggetti d’uso quotidiano e negli spazi abitativi, in un dialogo costante tra estetica e funzionalità.
Sebbene l’esperienza del gruppo si sia conclusa ufficialmente nel 1958, la sua eredità rimane fondamentale per comprendere l’evoluzione dell’arte contemporanea.
Il Movimento Arte Concreta ha infatti gettato le basi per le successive ricerche sulla percezione visiva e sull’arte programmata, mantenendo sempre un equilibrio tra la razionalità del progetto e la libertà dell’invenzione cromatica.
Kkk
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