Carlo Petrini, universalmente conosciuto come “Carlin”, è stato un gastronomo, sociologo, scrittore e attivista italiano, noto in tutto il mondo per aver fondato l’associazione Slow Food.
Nato a Bra nel 1949, si è spento ieri, il 21 maggio 2026, lasciando un’eredità intellettuale profondissima che ha ridefinito radicalmente il concetto culturale e politico di alimentazione.
Il suo percorso formativo affonda le radici negli studi di sociologia, affrontati all’Università di Trento alla fine degli anni Sessanta, un periodo di straordinario fermento intellettuale.
Quella solida base sociologica e l’impegno nell’associazionismo lo hanno guidato, a partire dalla fine degli anni Settanta, verso l’universo enogastronomico, che Petrini non ha mai considerato una semplice espressione di piacere edonistico, bensì una lente fenomenologica per analizzare i mutamenti della società.
Nel 1986 ha dato vita ad Arcigola, l’esperienza seminale da cui, nel dicembre del 1989 a Parigi, è nata ufficialmente Slow Food.
Il movimento si è posto fin da subito in aperta contrapposizione all’omologazione della cultura fast food e all’alienazione dei ritmi della modernità, promuovendo una visione che difende le identità locali e la biodiversità.
A lui si deve il celebre manifesto concettuale del cibo che deve essere “buono, pulito e giusto”: buono per il palato, pulito per l’ambiente e giusto dal punto di vista della giustizia sociale e della dignità dei produttori.
La sua visione critica dei processi di globalizzazione e dello sradicamento culturale lo ha portato a ideare la rete globale di Terra Madre e a fondare l’Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo, ridefinendo lo statuto accademico della gastronomia.
Stimato a livello globale per il suo spessore intellettuale, Petrini è stato nominato “Eroe europeo” da Time Magazine nel 2004 e “Campione della Terra” dall’ONU nel 2013, oltre ad aver dialogato intensamente con le grandi figure del nostro tempo, come Papa Francesco, sui temi centrali dell’ecologia integrale.
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