Il Bangladesh, ufficialmente Repubblica Popolare del Bangladesh, si estende su una superficie di 147.570 chilometri quadrati, di cui oltre diecimila sono costituiti da acque interne.
Con una popolazione che sfiora i 173 milioni di abitanti, si colloca all’ottavo posto tra i paesi più popolosi del pianeta, concentrati in gran parte nella capitale Dacca e nelle aree circostanti, dove la lingua ufficiale è il bengalese e la religione largamente predominante è l’Islam.
Dal punto di vista geografico, il territorio è racchiuso tra l’India e il Myanmar a sud-est, mentre a sud si affaccia sul Golfo del Bengala.
La quasi totalità della nazione si sviluppa sul gigantesco delta fluviale formato dai fiumi Gange, Brahmaputra e Meghna, una conformazione che garantisce pianure alluvionali straordinariamente fertili ma che espone il paese a enormi rischi ambientali.
La maggior parte del suolo si trova infatti a meno di dodici metri sopra il livello del mare, fatta eccezione per le alture orientali della catena dei Mowdok nelle colline di Chittagong, che raggiungono l’altitudine massima di 1.052 metri.
Il clima è di tipo tropicale monsonico, caratterizzato da inverni miti e da estati calde e umide dominate dai monsoni che soffiano da giugno a ottobre, esponendo ciclicamente la popolazione a inondazioni devastanti e cicloni, a cui si aggiunge la drammatica crisi sanitaria della contaminazione da arsenico delle falde acquifere.
La storia di queste terre affonda le radici nell’antichità, quando l’area era abitata da popolazioni dravidiche, tibeto-birmane e austro-asiatiche, inglobate successivamente in grandi compagini statali come i regni di Gangaridai, Magadha, Maurya e Gupta.
Il Medioevo vide l’alternarsi delle dinastie Pala, di matrice buddhista, e Sena, di orientamento indù, prima che la conquista musulmana del dodicesimo secolo avviasse una profonda trasformazione culturale.
In età moderna, sotto il controllo del Sultanato di Delhi e poi dell’Impero Moghul, la regione visse una stagione di straordinaria fioritura economica, tanto da essere definita il paradiso delle nazioni, arrivando a rappresentare nel diciassettesimo secolo circa il dodici per cento del prodotto interno lordo mondiale insieme al Bengala Occidentale.
L’arrivo del colonialismo britannico a partire dal 1757, segnato dalla storica battaglia di Plassey, inaugurò una fase complessa e dolorosa caratterizzata da pesanti carestie e da profonde divisioni etniche e religiose.
Il ventesimo secolo ha ridisegnato i confini e il destino della nazione, a partire dalla traumatica divisione del 1947 che separò il Bengala tra l’India e il Pakistan, trasformando la regione nel Pakistan Orientale.
La tensione con il governo centrale sfociò nel 1971 in una sanguinosa guerra di liberazione che costò la vita a un numero stimato di vittime che raggiunge i tre milioni di morti, portando alla proclamazione della definitiva indipendenza.
I decenni successivi furono contrassegnati da una marcata instabilità politica, con colpi di stato militari e gravi carestie che flagellarono il paese durante gli anni settanta e ottanta.
A partire dal 1991 si è assistito a un graduale ritorno alla democrazia, dominato dall’alternanza tra la Lega Awami e il Partito Nazionalista, fino ai recenti stravolgimenti del 2024, quando le massicce proteste popolari hanno indotto Sheikh Hasina alle dimissioni, portando all’insediamento di un governo provvisorio guidato dalle autorità militari.
L’economia odierna, pur essendo in via di sviluppo con un reddito pro capite a parità di potere d’acquisto che si attestava storicamente intorno ai 1.963 dollari, mostra segnali di profonda trasformazione.
La tradizionale centralità dell’agricoltura, basata sulle colture di riso, tè e senape, e la storica dominanza della juta hanno ceduto il passo a una poderosa industria tessile focalizzata sull’esportazione di abbigliamento.
Nonostante la persistenza di una povertà diffusa e le criticità legate all’altissima densità abitativa, il paese ha registrato importanti progressi sociali nei tassi di alfabetizzazione, nella scolarizzazione e nel controllo della crescita demografica.
Dal punto di vista ecologico, il Bangladesh custodisce un patrimonio naturale di inestimabile valore, rappresentato principalmente dalle Sundarbans, la più grande foresta di mangrovie del mondo e habitat della celebre tigre del Bengala, oggi considerata gravemente a rischio.
La gestione territoriale resta tuttavia indissolubilmente legata alla complessa diplomazia ambientale dei suoi cinquantotto fiumi transfrontalieri, la cui regolazione rappresenta una sfida cruciale per il futuro e la sopravvivenza stessa di questa complessa realtà asiatica.
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