Situata nell’omonima frazione montana del comune di Monreale, rappresenta l’ultimo monastero benedettino ancora attivo in Sicilia e si configura storicamente come una delle realtà cenobitiche più vaste e influenti dell’intera Italia meridionale.
L’origine del complesso monumentale oscilla tra la suggestione mitica e il rigore documentario.
Una radicata tradizione storiografica ne attribuisce la fondazione a papa Gregorio Magno nel sesto secolo, indicandolo come uno dei numerosi monasteri da lui istituiti in terra siciliana, poi raso al suolo dalle incursioni saracene nel nono secolo.
La storiografia critica, tuttavia, fissa la rinascita e la strutturazione definitiva dell’insediamento in epoca normanna, momento a partire dal quale il cenobio assunse un ruolo di primo piano non solo nella vita spirituale, ma anche nell’organizzazione economica, artigianale e agraria del territorio circostante.
L’assetto architettonico visibile oggi è il risultato di stratificazioni secolari che hanno trasformato l’originaria severità medievale in un grandioso cantiere barocco e tardo-settecentesco.
La monumentale facciata rivolta a nord, ultimata verso la fine del Settecento su progetto dell’architetto Giuseppe Venanzio Marvuglia, conferisce all’edificio l’impatto visivo e la solennità di una reggia.
All’ingresso del complesso si impone il celebre gruppo scultoreo equestre raffigurante San Martino che divide il proprio mantello con il povero, pregevole opera di Ignazio Marabitti, al quale si deve anche la suggestiva Fontana dell’Oreto adossata alle mura della chiesa.
L’interno della basilica si sviluppa su un impianto a navata unica, scandito da cinque cappelle per lato riccamente decorate.
Tra i numerosi tesori d’arte custoditi spiccano il superbo coro ligneo cinquecentesco posizionato nel presbiterio e l’imponente tela di Pietro Novelli raffigurante San Benedetto nell’atto di distribuire la Regola.
I chiostri interni, tra cui il rinascimentale Chiostro delle Colonne o di San Benedetto, articolano la transizione verso gli spazi di vita comunitaria, come il refettorio monumentale e la vasta biblioteca, da sempre centro propulsore di conservazione letteraria e restauro del libro.
Nonostante le pesanti confische di beni subite a seguito delle leggi eversive post-unitarie, l’abbazia ha saputo rigenerarsi nel corso del ventesimo secolo, mantenendo intatta la propria vocazione culturale e spirituale.
Accanto alle tradizionali attività liturgiche e di studio, la comunità monastica ha recentemente declinato l’antica massima dell’ora et labora anche attraverso la produzione di birra artigianale e la valorizzazione delle eccellenze artigianali del territorio.
Kkk
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