Rapporto tra Benito Mussolini e Rimini

·

Rappresenta un capitolo complesso della storia del Ventennio, sospeso tra la vicinanza geografica con la natia Predappio, la strategia di propaganda e la trasformazione urbanistica.

La Romagna era per il duce la terra d’origine e un costante punto di riferimento.

Rimini, in particolare, divenne ben presto uno dei fulcri della retorica del regime, sia come snodo balneare di massa sia come simbolo del mito della romanità.

Fin dagli anni Venti, il fascismo colse il potenziale della costa riminese.

La città venne inserita in un vasto programma di colonie marine, concepite per l’assistenza all’infanzia ma soprattutto come monumentali architetture di propaganda, capaci di plasmare i corpi e le menti delle nuove generazioni.

Strutture come la Colonia Novarese o la Colonia Bolognese sorsero lungo il litorale come vere e proprie cattedrali del consenso.

Un momento di svolta nei legami diretti con la città avvenne nel 1932, in occasione del millenario della fondazione della Rimini romana.

Mussolini visitò la città per inaugurare i restauri dell’Arco d’Augusto, un intervento che rientrava perfettamente nella volontà del regime di ricollegarsi ai fasti dell’Impero Romano, liberando i monumenti antichi dalle stratificazioni successive per isolarli nella loro monumentalità.

Il controllo e la presenza del duce sul territorio si esprimevano anche attraverso la scelta dei suoi collaboratori più stretti. Rimini fu la città natale di importanti figure del regime, tra cui spicca la figura di Alessandro Pavolini, che pur essendo fiorentino mantenne forti legami con gli ambienti intellettuali e politici della zona durante il suo mandato al Ministero della Cultura Popolare.

Nel corso degli anni Trenta, Rimini subì profonde modifiche infrastrutturali. Il regime investì sul potenziamento dei trasporti e delle strutture ricettive, trasformando quello che era un turismo d’élite ottocentesco in un fenomeno organizzato e accessibile alle masse dei lavoratori, attraverso i treni popolari e le iniziative del Dopolavoro.

Questo legame viscerale e strategico si interruppe drammaticamente con la seconda guerra mondiale.

La vicinanza della città alla Linea Gotica espose Rimini a devastanti bombardamenti alleati a partire dal 1943, che ne distrussero gran parte del patrimonio storico e urbanistico, segnando la fine dell’era fascista tra le macerie.

Kkk

Lascia un commento

Get updates

From art exploration to the latest archeological findings, all here in our weekly newsletter.

Abbonati