Il carattere di Benito Mussolini si strutturò attorno a una complessa stratificazione di spinte emotive e calcoli politici
dove l’ambizione personale si fuse costantemente con una spiccata capacità di intuire le debolezze della società del suo tempo.
Fin dalla giovinezza si distinse per un’indole irrequieta, ribelle e incline alla scontro, tratti che si tradussero inizialmente in un massimalismo politico violento e in una perenne insofferenza verso ogni forma di autorità costituita.
La componente psicologica dominante fu un egocentrismo ipertrofico, che nel corso degli anni si tramutò in un vero e proprio culto della propria personalità, alimentato dalla convinzione quasi mistica di essere investito di una missione storica epocale.
Possedeva un temperamento volubile e umorale, alternando fasi di febbrile attivismo decisionale a momenti di profondo isolamento, di scetticismo e di forte diffidenza nei confronti dei suoi stessi collaboratori più stretti.
L’abilità retorica e teatrale rappresentò lo strumento principale della sua proiezione pubblica, un talento nell’uso della gestualità, delle pause e delle formule ad effetto studiato appositamente per suggestionare la psicologia delle masse.
Dietro la facciata monumentale e l’ostentazione di una fermezza inflessibile si celava tuttavia una profonda solitudine decisionale, che emerse drammaticamente nei momenti di crisi, rivelando incertezze strutturali e una fatale tendenza a farsi condizionare dagli eventi storici che lui stesso aveva contribuito a scatenare.
Kkk
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