Il Decadentismo è un cruciale movimento letterario e artistico che si sviluppa in Europa tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento.
Questa corrente nasce a Parigi come una reazione polemica e netta contro il Positivismo e il Naturalismo, rifiutando la fiducia cieca nella scienza e il dogma della razionalità scientifica.
Il termine stesso deriva originariamente dall’accezione negativa con cui la critica ufficiale indicava i poeti d’avanguardia, i quali decisero provocatoriamente di assumere quel giudizio di decadenza come un vero e proprio vanto culturale.
La visione del mondo decadente si fonda su un profondo senso di smarrimento esistenziale e sul rifiuto della realtà materiale quotidiana.
L’artista non cerca più di spiegare la società in modo oggettivo, ma si rifugia nella dimensione dell’irrazionale, dell’intuizione pura, del mistero e del sogno.
La natura viene percepita come una fitta rete di simboli nascosti, interpretabili soltanto attraverso una spiccata sensibilità interiore e momenti di autentica folgorazione mistica.
Sul piano prettamente stilistico si assiste a una rivoluzione formale che privilegia la musicalità della parola, la suggestione analogica e la sinestesia, riducendo l’importanza della logica sintattica tradizionale.
Tra le figure di spicco a livello internazionale emergono poeti francesi del calibro di Charles Baudelaire, Paul Verlaine, Stéphane Mallarmé e Arthur Rimbaud.
In Italia questa complessa temperie culturale trova le sue massime e più celebri espressioni nelle opere di Gabriele D’Annunzio, Giovanni Pascoli e, per quanto concerne la successiva evoluzione della coscienza moderna, Italo Svevo.
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