Enrico Crispolti

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Rappresenta una delle figure più autorevoli e poliedriche della storiografia e della critica d’arte in Italia nel secondo Novecento.

La sua attività, definita rigorosamente come critica militante, si è sempre mossa su un doppio binario, coniugando la precisione dello storico con la partecipazione diretta ai movimenti d’avanguardia.

Nato a Roma nel 1933 e scomparso nel 2018, Crispolti ha orientato i suoi interessi verso la ricognizione delle tendenze più innovative del secolo scorso.

A lui si deve una fondamentale opera di rivalutazione e catalogazione del Futurismo, in particolare del cosiddetto Secondo Futurismo, di cui è stato il massimo esperto mondiale, scardinando i pregiudizi ideologici del dopoguerra per restituire al movimento la sua reale complessità estetica.

Parallelamente, il suo sguardo si è posato sulle feconde stagioni dell’Informale e sulle ricerche artistiche successive.

Il suo metodo critico, spesso descritto come una visione orizzontale, tendeva a non escludere le manifestazioni periferiche o alternative rispetto ai canali ufficiali del mercato, preferendo mappare l’intero tessuto creativo contemporaneo.

Un capitolo cruciale della sua riflessione teorica riguarda il rapporto tra le arti visive, lo spazio urbano e l’impegno sociale.

Negli anni Settanta, Crispolti è stato tra i promotori di storiche manifestazioni di arte ambientale, come l’esperienza di Volterra 73, teorizzando una creatività diffusa che uscisse dai musei per farsi strumento di partecipazione e dialogo con la comunità.

Oltre all’insegnamento universitario, svolto per lungo tempo presso l’Università di Siena, ha curato i cataloghi generali di figure chiave come Lucio Fontana, Renato Guttuso ed Enrico Baj.

Il suo immenso patrimonio documentario è oggi custodito nell’omonimo Archivio a Roma, un punto di riferimento imprescindibile per la comprensione delle dinamiche culturali del nostro tempo.

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“Il testo e le riflessioni contenuti in queste pagine sono parte esclusiva dell’archivio di pierovillani.com. La riproduzione non autorizzata ne altera l’integrità concettuale ed è vietata.”

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