ATENE. PARTENONE
Il vuoto e la materia si ricompongono ad Atene.
Dopo duecentoventi anni di mutilazioni e assenze, la rimozione dei ponteggi sul lato occidentale del Partenone restituisce allo sguardo l’unità formale del timpano.
Non si tratta di un rifacimento arbitrario o di una forzatura estetica, ma di un rigoroso atto di conservazione contemporanea che risana la ferita visiva inflitta nel tempo al simbolo dell’Acropoli.
L’intervento si è concluso dopo un lungo percorso di studi e lavorazioni durato otto anni.
Il restauro ha visto l’impiego del marmo originale estratto dal Monte Pentelico, la stessa cava utilizzata nell’antichità classica, capace di restituire alla struttura quella particolare reazione luminosa e cromatica che vira verso l’oro.
La posa di due grandi lastre ortostatiche ha permesso di ridefinire la parete antistante del frontone, integrando frammenti antichi ritrovati sul sito con elementi moderni lavorati su misura per restituire l’impianto geometrico concepito oltre duemilaquattrocento anni fa.
La facciata occidentale torna così leggibile nella sua fisionomia complessiva.
Il timpano che un tempo accoglieva la narrazione scultorea della disputa mitologica tra Atena e Poseidone per il dominio dell’Attica non appare più spezzato dal vuoto geometrico, ma ritrova la stabilità visiva che l’impianto dorico originario richiedeva.
Il restauro moderno dimostra come il rispetto del frammento non debba necessariamente coincidere con la rinuncia alla comprensione dell’opera, offrendo una sintesi tra memoria del danno storico e leggibilità della forma architettonica.
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