Antoni Gaudí e Eusebi Güell

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Antoni Gaudí non ha semplicemente progettato edifici.

L’architetto catalano ha ridefinito la concezione stessa dello spazio, escludendo la linea retta e preferendo la fluidità delle forme curve e organiche che popolano la natura.

Quando ottenne il titolo alla Scuola di Architettura di Barcellona nel 1878, il direttore della scuola espresse un dubbio storico, ammettendo di non sapere se stesse premiando un pazzo o un genio.

Il tempo, in modo inequivocabile, ha confermato la seconda ipotesi.
La svolta decisiva nella traiettoria professionale e personale di Gaudí coincise con l’incontro con Eusebi Güell.

Il ricchissimo industriale comprese la portata visionaria di quell’uomo fuori dagli schemi storici, concedendogli piena libertà espressiva e risorse finanziarie considerevoli.

Da questo sodalizio presero forma opere in cui il colore si impone attraverso la tecnica del trencadís, il celebre mosaico che recupera frammenti di ceramica e vetro.

Gaudí riuscì nell’intento di trasformare lo scarto materiale in pura espressione estetica.

A partire dal 1883, la sua intera esistenza si identificò progressivamente con il cantiere della Sagrada Família.
Negli ultimi anni di vita, questo legame si trasformò in una forma di isolamento radicale.

L’architetto scelse di trasferirsi direttamente all’interno dell’officina del tempio, riducendo al minimo le esigenze personali e orientando ogni energia verso la realizzazione del progetto.

Di fronte alla complessità monumentale dell’opera e alla consapevolezza dei decenni necessari per la sua conclusione, amava ricordare che il suo committente non aveva alcuna fretta.

La fine giunse nel giugno del 1926, all’età di settantatré anni, quando Gaudí venne travolto da un tram mentre camminava verso la chiesa di Sant Felip Neri.

A causa del suo abbigliamento estremamente povero e trascurato, i testimoni e i primi soccorritori lo ritennero un indigente senza fissa dimora.

Questo tragico malinteso rallentò il trasporto in ospedale, dove l’architetto si spense tre giorni dopo l’incidente.

Il testo e le riflessioni contenuti in queste pagine sono parte esclusiva dell’archivio di pierovillani.com. La riproduzione non autorizzata ne altera l’integrità concettuale ed è vietata.

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