La chiesa di Santa Maria della Concezione dei Cappuccini,
situata all’inizio di via Veneto a Roma, rappresenta uno dei luoghi più singolari e densi di suggestione barocca della capitale.
La sua edificazione, avvenuta tra il 1626 e il 1631 su progetto del frate architetto Michele da Bergamo, fu fortemente voluta da papa Urbano VIII Barberini per onorare il fratello, il cardinale Antonio Barberini, appartenente proprio all’ordine cappuccino e la cui sobria sepoltura si trova tuttora all’interno dell’edificio, davanti all’altare maggiore.
La struttura architettonica si presenta semplice e rigorosa, in linea con i dettami francescani di povertà, mostrando una sola navata fiancheggiata da dieci cappelle laterali che custodiscono importanti testimonianze artistiche dell’epoca, tra cui la celebre tela di Guido Reni raffigurante l’Arcangelo Michele che calpesta il demonio.
Il vero elemento di eccezionalità storica e antropologica del complesso risiede tuttavia nella celebre cripta sotterranea, un ambiente diviso in cinque piccole cappelle dove i resti mortali di circa quattromila frati cappuccini, raccolti tra il 1528 e il 1870, sono stati composti per formare elaborate architetture ornamentali, rosoni, lesene e lampadari fatti interamente di frammenti ossei.
Lungi dal voler costituire un compiacimento macabro o una curiosità horror per visitatori facili all’impressione, la complessa decorazione della cripta risponde a una profonda riflessione teologica barocca sul destino umano e sulla caducità della vita terrena, intesa come un transito in cui il corpo fisico è solo un temporaneo contenitore per l’anima.
Pvl
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