Pisino d’Istria, 1910 – Venezia, 1965 rappresenta una delle voci più singolari e rigorose del Novecento letterario giuliano. La sua opera naviga costantemente lungo la sottile linea di confine tra la fine dell’adolescenza e l’ingresso nell’età adulta, indagando le pulsioni viscerali, il risveglio della sensualità e i condizionamenti storico-sociali che segnano le terre dell’Alto Adriatico. La produzione narrativa dell’autore trova forma compiuta nel vasto ciclo progettuale degli «Anni ciechi», che racchiude la rievocazione dell’infanzia e della giovinezza istriana attraverso uno sguardo nitido e privo di idilli, caratterizzato da un realismo psicologico asciutto e vibrante.
La prosa narrativa e i romanzi principali
- La rosa rossa (1937): L’affresco del declino dell’aristocrazia giuliano-dalmata e della disgregazione della societa asburgica, descritto con un’inquietudine velata che prelude alle trasformazioni storiche dell’area.
- L’onda dell’incrociatore (1947): Ambientato nel porto di Trieste tra galleggianti e bacini di carenaggio, il romanzo analizza con tensione psicologica la perdita dell’innocenza giovanile e le dinamiche di violenza e gelosia tra ragazzini.
- Amor militare (1955, poi ripubblicato come L’amore di Lupo): Narrazione incentrata sulla maturazione emotiva e sul confronto con le regole rigide del mondo adulto e militare.
- Il cavallo Tripoli (1956) e Le redini bianche (1967): Pagine di memoria familiare e di iniziazione al mondo dove la natura istriana fa da cassa di risonanza ai sentimenti dei protagonisti.
- La calda vita (1958): Opera di grande respiro generazionale, ambientata su un’isola tra tre giovani, incentrata sulla scoperta del desiderio corporeo, del limite e della metamorfosi dell’adolescenza in un’estate torrida.
La memoria storica e la saggistica
Non secondaria risulta la sua testimonianza civile e storica, affidata principalmente a Primavera a Trieste (1951), diario e saggio politico che documenta le drammatiche giornate del maggio 1945, il passaggio dall’occupazione tedesca al controllo titino della città e la complessa questione giuliana vissuta in prima persona durante la sua direzione della Biblioteca Civica di Trieste.
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