si rivela come una presenza minerale scolpita nell’altopiano della Meseta.
Il suo profilo è dominato dalla cintura muraria perfettamente conservata, una sequenza ininterrotta di granito che cinge il centro storico trasformandolo in una massa compatta e distinta dal paesaggio circostante.
Le mura si articolano attraverso nove porte monumentali e ottantotto torri semicircolari che scandiscono il perimetro con un ritmo costante, creando una scansione visiva rigida e solenne.
All’interno della cerchia fortificata, l’impianto urbano conserva la sua matrice medievale, fatta di vicoli stretti, piazzette austere e palazzi nobiliari costruiti con la stessa pietra scabra delle difese cittadine.
La Cattedrale del Salvatore, integrata direttamente nella cinta muraria con la sua abside fortificata detta “cimorro”, incarna questa fusione tra architettura difensiva e spazio sacro.
L’elemento cromatico della città si riduce a poche note essenziali, dove il grigio ferroso del granito dialoga costantemente con i toni caldi delle tegole e con l’ocra della terra castigliana.
L’altitudine elevata e la limpidezza dell’aria conferiscono a ogni edificio contorni netti, privi di morbidezza, esponendo le superfici a un gioco continuo di luci radenti e ombre profonde.
I palazzi rinascimentali, come il Palacio de los Verdugo o il Palacio de los Velada, mostrano facciate severe, alleggerite solo da stemmi scolpiti e cortili interni ad arcate.
L’atmosfera generale è definita da una calma rigorosa, in cui la solidità della pietra domina lo spazio e impone una percezione visiva basata sul peso, sulla misura e sulla nitidezza delle forme.
Pvl
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