SNOBISMO CULTURALE

non nasce dal possesso della conoscenza, ma dall’uso che ne viene fatto per tracciare un confine escludente.

Non è la ricerca della bellezza o del rigore intellettuale a definire l’atteggiamento snob, bensì la trasformazione del sapere in un mero strumento di distinzione sociale, dove il valore di un’opera o di un’idea dipende unicamente da quante poche persone riescono ad accedervi o a comprenderla.

In questo meccanismo, il contenuto passa in secondo piano rispetto alla postura.

L’attenzione si sposta dall’esperienza estetica al giudizio, dall’ascolto alla riaffermazione di un privilegio simbolico.

Chi adotta questa prospettiva tende a trasformare la cultura in un codice chiuso, un repertorio di citazioni e giudizi inappellabili intesi a confermare un’appartenenza, piuttosto che ad aprire un campo di confronto autentico con la realtà.

Quando l’esercizio del pensiero perde la sua tensione critica e la sua naturale curiosità, si riduce a un’elegante forma di difesa.

La cultura, spogliata della sua capacità di inquietare e di mettere in discussione chi la frequenta, diventa così un puro ornamento dell’ego, una distanza di sicurezza mantenuta con cura verso tutto ciò che appare imperfetto, popolarizzato o semplicemente distante dalle dinamiche di un’élite.

Pvl

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