e subita modifica profondamente la percezione che abbiamo degli altri e del mondo esterno. Quando il distacco dagli altri smette di essere una scelta temporanea e diventa una condizione perenne, il rischio di sviluppare diffidenza e chiusura aumenta in modo significativo. L’isolamento continuativo priva la mente del confronto quotidiano, favorendo l’insorgere di un atteggiamento difensivo che nel tempo può degenerare in aggressività o in una forte asocialità. Non si diventa cattivi per un’improvvisa mutazione del carattere, ma per una forma di autoprotezione: la mancanza di contatto e di empatia reciproca fa percepire l’esterno come una minaccia costante, portando a reagire con ostilità anche di fronte a situazioni del tutto innocue. La solitudine forzata logora la capacità di decodificare le intenzioni altrui, trasformando l’incomprensione in risentimento e il bisogno inespresso di relazione in un rifiuto preventivo. Alla fine si innesca un circolo vizioso in cui l’aggressività allontana gli altri, confermando l’idea che il mondo sia ostile e alimentando ulteriormente un isolamento sempre più cupo.
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