Ci sono inclinazioni che tendono ad alimentarsi del loro stesso fuoco, finendo per consumare lo spazio vitale in cui dovrebbero muoversi. La spinta a reprimere una passione nasce quasi sempre da un atto di sopravvivenza o di consapevolezza. Non riguarda solo i desideri palesemente distruttivi o le ossessioni che sottraggono respiro alle giornate, ma anche quelle attitudini all’apparenza innocue che finiscono per diventare gabbie. Quando un’inclinazione smette di essere un canale espressivo e diventa una risposta meccanica, uno scudo contro la complessità o una ricerca compulsiva di approvazione, il peso che genera supera la bellezza che prometteva di donare. Sopprimere d’impatto un impulso profondo è un’operazione rischiosa, perché la materia viva tenderà sempre a riaffiorare sotto altre forme, spesso più opache. Più che di repressione cieca, si tratta di una disciplina di canalizzazione, un setaccio che trattiene la dispersione per preservare l’essenziale. La rinuncia consapevole ad alcuni percorsi devia la corrente verso direzioni più dense e fertili.
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