PAOLO SCHEGGI

Paolo Scheggi. Firenze, 1940 – Roma, 1971

Figura di spicco delle avanguardie pittoriche e spaziali degli anni Sessanta.

Formatosi tra Firenze e Milano, la sua parabola artistica, interrottasi precocemente a soli trentun anni, ha lasciato un segno profondo nell’ambito della pittura oggettuale, dell’arte cinetica e della riflessione sullo spazio architettonico e teatrale.

Il percorso artistico e le Intersuperfici

Il nucleo centrale della sua ricerca è rappresentato dalle celebri Intersuperfici, opere nate all’inizio degli anni Sessanta e caratterizzate dalla sovrapposizione di più tele traforate da aperture regolari o ellittiche.

L’opera cessa di essere una superficie bidimensionale per trasformarsi in una struttura tridimensionale, dove la luce e l’ombra generano una percezione dinamica dello spazio interno.

Attraverso monocromie rigorose — prevalentemente bianco, nero, rosso e blu — Scheggi indaga il rapporto tra pieni e vuoti, allineandosi con le ricerche di Lucio Fontana e del movimento spazialista, pur sviluppando un linguaggio geometrico e modulare del tutto personale.

La dimensione ambientale e performativa

Negli ultimi anni della sua vita, l’interesse di Scheggi si è spostato progressivamente dalla pittura oggettuale all’integrazione tra arte, architettura e ambiente.

Ha collaborato con architetti e designer, realizzando ambienti abitabili e installazioni spaziali come le Intercamera, fino ad approdare a una fase concettuale e performativa attenta ai linguaggi del teatro, della parola e dell’azione nello spazio urbano.

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