DANIELE KIHLGREN

Addio a Daniele Kihlgren, il visionario dell’albergo diffuso e del recupero dei borghi

Il mondo dell’architettura, della conservazione del paesaggio e dell’ospitalità piange la scomparsa di Daniele Kihlgren, avvenuta il 7 ottobre a Roma a causa di una polmonite.

Imprenditore italo-svedese nato nel 1966 in una famiglia dell’alta borghesia milanese legata all’industria del cemento, Kihlgren ha speso la sua vita compiendo un percorso esattamente opposto a quello familiare.

Invece di edificare e cementificare, ha scelto di tutelare, conservare e restituire valore alle architetture dimenticate che il tempo rischiava di cancellare.

La sua intuizione più celebre nasce oltre vent’anni fa in Abruzzo, quando quasi per caso scopre Santo Stefano di Sessanio, un borgo appenninico segnato dallo spopolamento e dall’abbandono.

Lì dà vita al progetto Sextantio, introducendo un modello rivoluzionario di albergo diffuso che non stravolge il territorio ma si adatta a esso.

Nessuna nuova volumetria edilizia, restauro filologico con materiali locali e massimo rispetto per la memoria storica dei luoghi: le stalle diventano reception, le dimore contadine accolgono gli ospiti e l’artigianato autoctono torna a vivere.

Un approccio conservativo e poetico che ha poi portato anche nei Sassi di Matera con le Grotte della Civita, trasformando antiche cavità rupestri in spazi di accoglienza capaci di riscattare la storia del luogo senza snaturarla.

La sua visione si è estesa negli anni fino all’Africa, tra le capanne del lago Kivu al confine tra Congo e Ruanda, unendo l’imprenditoria al rispetto sociale e alla sostenibilità culturale.

Daniele Kihlgren ha insegnato a guardare al patrimonio minore con rispetto e meraviglia, dimostrando che la vera ricchezza dei territori risiede nella loro autenticità e nella loro memoria.

I funerali si terranno lunedì 11 ottobre a Milano, nella chiesa di San Babila.

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