È una frustrazione del tutto comprensibile e ampiamente condivisa.
L’immagine del parlamentare che scalda la sedia, incassa la diaria e non mette mai la propria voce o le proprie idee al servizio dei cittadini è una delle rappresentazioni più emblematiche del distacco tra la politica e il paese reale.
Tuttavia, il fenomeno dei deputati e senatori “silenziosi” merita di essere analizzato sotto un duplice aspetto per capire come funziona davvero la macchina parlamentare :
La comunicazione d’aula vs. il lavoro di commissione
I dibattiti parlamentari trasmessi in TV o gli interventi in Assemblea (Montecitorio o Palazzo Madama) sono solo la punta dell’iceberg.
Gran parte del lavoro legislativo vero e proprio — l’esame dettagliato dei testi, la stesura e la negoziazione degli emendamenti, le audizioni di esperti — si svolge nelle Commissioni parlamentari. Molti parlamentari che non prendono mai la parola in Aula lavorano in realtà alacremente dietro le quinte.
La disciplina di partito e la “passività di gruppo”
Con gli attuali sistemi elettorali e la forte centralizzazione dei partiti, la gestione dei tempi di parola in Aula viene rigidamente spartita dai capigruppo.
Spesso agli “onorevoli di seconda fila” non viene semplicemente data la parola, poiché si preferisce far intervenire i soliti noti o i portavoce ufficiali del partito.
Questo trasforma molti eletti in meri “alzatori di mano” al momento del voto.
Restano comunque casi evidenti di scarso impegno : per monitorare l’effettiva attività di un deputato o senatore, è utile consultare piattaforme indipendenti come OpenParlamento (curata dall’associazione Openpolis).
Lì è possibile verificare non solo i discorsi in Aula, ma anche la percentuale di presenze ai voti, i ddl presentati come primo firmatario, gli emendamenti e l’attività nelle commissioni, così da distinguere chi lavora nell’ombra da chi si limita a esercitare una “politica passiva”.
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