In diverse tradizioni filosofiche e spirituali dell’India, come l’Induismo, il Buddhismo e lo Yoga, Avidya (in sanscrito: અવિદ્યા) rappresenta l’ignoranza metafisica o la nescienza.
Non si tratta di una semplice mancanza di nozioni o di cultura generale, ma di una fondamentale incomprensione della vera natura della realtà e del sé.
Significato nelle tradizioni principali
•Nello Yoga e nell’Induismo (Advaita Vedānta)
Nei Yogasūtra di Patañjali, Avidya è considerata la radice di tutti i kleśa (i veleni della mente e le cause della sofferenza).
Consiste nel :
•Scambiare il non-eterno per eterno.
•Confondere l’impuro con il puro.
•Scambiare la sofferenza (duḥkha) per felicità (sukha).
•Scambiare il non-Sè (anātman) per il vero Sè (ātman).
•Nell’Advaita Vedānta
Avidya è il velo dell’illusione (māyā) che impedisce all’individuo di percepire la fondamentale unione tra la propria anima individuale (Ātman) e la Realtà Assoluta (Brahman).
•Nel Buddhismo
Avidya (o Avijjā in Pali) è il primo anello della catena della Pratītyasamutpāda (la coproduzione condizionata).
Rappresenta l’incomprensione delle Quattro Nobili Verità e l’illusione dell’esistenza di un’entità permanente e immutabile (il sé o “io”).
È la causa primaria del ciclo delle rinascite (saṃsāra) e del perpetuarsi della sofferenza.
•Il superamento di Avidya
Poiché Avidya è l’oscuramento della comprensione profonda, l’unico rimedio efficace non è una fede cieca, ma Vidyā (la conoscenza intuitiva, la saggezza) o Jñāna.
Il superamento dell’ignoranza si ottiene attraverso la meditazione, la ricerca interiore, la disciplina e la visione diretta della realtà senza i filtri delle proiezioni mentali.
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