QUANDO IL COLORE ACRILICO

SPESSO DIVENTA POESIA

Il colore acrilico, steso con spessore e materia sulla superficie, smette di essere soltanto un mezzo pittorico per diventare presenza tridimensionale.

La corposità del pigmento trattiene la traccia del gesto e l’energia dell’impatto con il supporto.

Trasforma la densità della materia in un linguaggio visivo denso di significato.

Nelle stratificazioni e nei rilievi geometrici o informali, la luce incontra la superficie increspata creando ombre vive.

Ombre capaci di mutare al variare dell’angolo di visuale.

Questa tensione costante tra consistenza fisica e suggestione lirica permette alla pittura di superare la pura rappresentazione.

La materia si fa canto, architettura silenziosa, poesia autonoma.

La spatola incide il tempo sul legno e sulla carta.

I rilievi si sollevano come faglie di un territorio interiore.

Il colore non descrive più il mondo, ma costruisce un mondo. Diventa corpo, memoria solida, vibrazione pura che parla nel silenzio.

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