UNA GIOIA IMMENSA

AVER CONOSCIUTO LAURA BELLINI

Il 1974 restituisce il valore profondo degli incontri umani, quando l’arte smette di essere una menzione sui cataloghi e si incarna nella quotidianità delle persone.

A due passi da Cinecittà, in una palazzina popolare, viveva ormai anziana Laura Bellini.

La sua esistenza scorreva in quella dimensione modesta e dignitosa dove il passato glorioso della pittura romana si intrecciava con una quotidianità fatta di piccole cose.

Il sostentamento quotidiano arrivava anche attraverso gli schizzi e le carte che l’ex marito, il celebre pittore Orfeo Tamburi, le spediva regolarmente da Parigi.

Un legame rimasto sospeso nell’aria, trasformato in un aiuto concreto che le permetteva di campare, mantenendo intatto quel filo di sensibilità che l’aveva sempre contraddistinta.

La figura di Laura Bellini porta con sé il respiro denso di una stagione irripetibile.

Nata ad Ancona nel 1915 e vissuta a Roma fino alla sua scomparsa nel 1976, si era formata all’Accademia di Belle Arti della capitale.

La sua pittura si era mossa fin dai primi anni all’interno di quella feconda temperie espressiva nota come Scuola Romana.

Negli anni del dopoguerra, tra il 1945 e le grandi rassegne nazionali, il suo lavoro aveva trovato importanti riconoscimenti di critica e di pubblico.

Le sue partecipazioni alla Quadriennale di Roma e la presenza alla Biennale di Venezia del 1956 testimoniavano il valore di una ricerca pittorica intensa.

Nelle sue tele, dai paesaggi marini ai ritratti, la materia cromatica si faceva densa, terrosa e vibrante.

In quelle stesure si avvertiva la lezione di maestri come :

Mario Mafai e Scipione,

reinterpretata tuttavia attraverso una cifra espressiva personale, venata di un romanticismo autentico e di una carica emotiva mai artificiale.

Conoscerla di persona, entrare in contatto con la sua spiccata sensibilità e il suo animo profondamente sentimentale, è stato un privilegio raro.

Dietro l’artista della Scuola Romana c’era una donna dall’umanità pura, capace di trasmettere un’emozione sincera e indimenticabile.

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