Il corpo del vecchio astrattista

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Non risponde più con la prontezza della linea retta, ma si flette sotto il peso di una materia che si fa opaca e resistente.

La mano, un tempo sismografo precisissimo di geometrie interiori, avverte ora il tremore sottile della carne, trasformando l’intenzione del segno in un’increspatura imprevista che sfugge al controllo della volontà.

I sensi subiscono una sorta di erosione entropica dove la vista, affaticata da decenni di indagine cromatica, inizia a percepire i contorni come zone di transizione piuttosto che confini netti.

Ogni movimento fisico diventa una negoziazione con lo spazio circostante, un tempo dominato dalla proiezione mentale e ora ridotto alla stretta misura di un passo incerto o di un respiro che si fa denso.

Il dolore non è più un evento estraneo ma una presenza costante che detta il ritmo della composizione, obbligando l’artista a una sintesi estrema.

L’astrazione non è più soltanto una scelta estetica, ma una necessità biologica dove il superfluo viene eliminato per preservare l’essenziale, trasformando il malessere fisico nell’ultima e più autentica forma di resistenza creativa.

avviso “Il testo e le riflessioni contenuti in queste pagine sono parte esclusiva dell’archivio di pierovillani.com. La riproduzione non autorizzata ne altera l’integrità concettuale ed è vietata.”

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