La storia del Milite Ignoto rappresenta uno dei momenti più profondi e partecipati della memoria collettiva nazionale, nato dall’esigenza di elaborare il lutto immenso e anonimo della Grande Guerra.
Dopo il conflitto, l’Italia si trovò a dover onorare le migliaia di soldati che non avevano riavuto un nome, trasformando un singolo corpo senza identità nel simbolo del sacrificio di un intero popolo.
L’idea fu promossa dal colonnello Giulio Douhet e trovò attuazione nel 1921, quando una commissione apposita scelse undici salme non identificate dai diversi settori del fronte.
Questi resti furono trasportati nella Basilica di Aquileia, dove Maria Bergamas, madre di un soldato disperso, fu chiamata a scegliere uno dei feretri davanti a una folla silenziosa e commossa.
La donna, sopraffatta dall’emozione, si accasciò davanti alla decima bara, che divenne così il simbolo di tutti i figli caduti per la patria.
Il viaggio del feretro verso Roma fu un evento senza precedenti, con il treno che procedeva lentamente tra ali di folla che si inginocchiavano al suo passaggio lungo ogni stazione del tragitto.
Il 4 novembre 1921, il Milite Ignoto venne infine tumulato al Vittoriano, sotto l’altare della Patria, alla presenza delle massime cariche dello Stato e di migliaia di reduci e madri.
Oggi quella fiamma perenne e la guardia d’onore costante ricordano come l’identità di una nazione si sia cementata proprio attorno a quel silenzio, rendendo un soldato sconosciuto il cittadino più illustre d’Italia.
Kkk
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