Fondata nel 1962 come Istituto Superiore di Scienze Sociali, la Facoltà di Sociologia di Trento rappresenta una pietra miliare assoluta nella storia accademica e culturale italiana.
Prima nel suo genere in Italia, ha saputo anticipare e interpretare le profonde mutazioni strutturali del secondo Novecento.
L’ateneo trentino divenne rapidamente il baricentro di un dibattito intellettuale fertilissimo e di una contestazione studentesca che avrebbe segnato un’intera epoca.
Tra le sue aule si sono incrociate le traiettorie dei maggiori pensatori della sociologia contemporanea e di figure destinate a ridefinire la politica e la cultura nazionale.
Oltre al suo valore storico e d’avanguardia, l’istituzione ha mantenuto nel tempo un primato indiscusso per la qualità della ricerca e della didattica.
Oggi il Dipartimento continua a essere un punto di riferimento globale per l’analisi dei fenomeni urbani, delle dinamiche del lavoro e delle complessità della società post-globale.
LA MIA ESPERIENZA
L’ateneo trentino divenne rapidamente il baricentro di un dibattito intellettuale fertilissimo e di una contestazione studentesca che avrebbe segnato un’intera epoca.
Tra le sue aule si sono incrociate le traiettorie dei maggiori pensatori della sociologia contemporanea e di figure destinate a ridefinire la politica e la cultura nazionale.
Nel 1969, la mia esperienza diretta in quella facoltà si inserì esattamente nel cuore pulsante di quel fermento inimitabile.
Vivere Trento in quell’anno significava respirare un’aria densa di aspettative e di radicali capovolgimenti ideologici.
Ogni incontro quotidiano e ogni conoscenza stringente aprivano finestre su mondi nuovi, condivisi con coloro che stavano attivamente cambiando certe situazioni e scardinando vecchie strutture in un’Italia stracolma di contraddizioni sociali.
Prese corpo l’idea stessa di brigata, intesa non come semplice aggregazione, ma come strumento collettivo per cambiare radicalmente, se non proprio per rivoluzionare, l’ordine esistente.
La sera, dopo cena, il dibattito non si spegneva affatto, ma si trasferiva nei piccoli gruppi e nelle stanze private.
Ci si intratteneva a lungo con i compagni di studio e di lotta, prolungando le discussioni politiche e le riflessioni teoriche fino a notte fonda, uniti dalla comune convinzione di essere i protagonisti di una trasformazione storica irreversibile.
Finita la mia esperienza a Trento mi trasferii in altra città continuando i miei studi.
I miei amici di facoltà li persi di vista.
Non macinavo più idee politiche ma sviluppai la mia crescita solo con le indagini sociologiche.
Nel 1970 ero a Roma per continuare gli studi seguendo il Prof Franco Ferrarotti, indimenticabili furono le lezioni di Sociologia Generale e Sociologia Urbana che arrivarono addirittura a stregarmi.
Ero sempre presente alla Sapienza per ascoltarlo con devozione.
Il Prof Ferrarotti viveva e lavorava stabilmente a Roma dove mi sono incontrato spesso con lui. Il Prof aveva compreso che non mi bastavano le sue lezioni perché avevo bisogno di capire di più e dunque dovevo apprendere con calma, senza apprensione. Accetto’ di seguirmi. Fu molto paziente e ancora oggi provo per lui grande gratitudine.
In quel periodo la sua abitazione e il suo storico studio privato si trovavano in Corso Trieste, nel quartiere Trieste, una zona residenziale nella parte settentrionale della capitale.
Proprio nel 1970 quell’appartamento, interamente sommerso da migliaia di libri e faldoni, divenne il quartier generale da cui Ferrarotti coordinò le celebri e storiche ricerche sociologiche sul campo destinate a confluire nel suo saggio più importante di quell’anno, intitolato Roma da capitale a periferia, focalizzato sul dramma sociale delle baraccopoli e delle borgate romane.
Le Brigate Rosse si affacciarono ufficialmente sulla scena politica e sociale italiana nel 1970.
Fu proprio in quell’anno, precisamente nei mesi estivi e durante il celebre convegno di Pecorile nell’agosto del 1970, che si compì la transizione cruciale dai collettivi studenteschi e di fabbrica verso la struttura della lotta armata, con la diffusione dei primissimi volantini siglati con la stella a cinque punte nei mesi successivi.
Le radici profonde e i primissimi incontri tra i futuri fondatori provenienti dal mondo milanese, reggiano e dall’Università di Trento risalivano proprio alla fine del 1969, l’anno in cui i fermenti della contestazione iniziarono a subire quella radicalizzazione drammatica che avrebbe segnato il decennio successivo.
Tutto e’ stato un sogno, in gran parte dimenticato e magicamente irripetibile.
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