Villaggio Mancuso si rivela allo sguardo come un’improvvisa anomalia architettonica e paesaggistica che sorge nel cuore profondo della Sila Piccola.
Nato nei primi decenni del Novecento dall’intuizione visionaria dell’imprenditore Eugenio Mancuso, questo luogo ha saputo ridefinire il concetto stesso di villeggiatura montana nel meridione italiano, trasformandosi in un rifugio eletto e in un singolare crocevia di forme e natura.
La sua unicità risiede in un dialogo costante tra la fitta vegetazione e un’architettura che sembra evocare geografie lontane, quasi a voler ricreare una suggestione alpina nel mezzo del Mediterraneo.
L’elemento che più caratterizza l’identità visiva del villaggio è la presenza delle tipiche casette in legno a listelli bianchi e neri, strutture che richiamano esplicitamente le baite svizzere e che hanno trovato una loro perfetta integrazione tra i boschi calabresi.
Lo sviluppo urbanistico e turistico più significativo si è consolidato tra gli anni cinquanta e sessanta, quando la località si è estesa nell’areale dei monti Femminamorta e Gariglione.
L’edificazione dei primi alberghi e delle strutture ricreative ha assecondato una vocazione alla ricezione che non ha comunque intaccato la dimensione intima del nucleo originario, sospeso in un tempo proprio.
Posto all’interno del Parco Nazionale della Sila, al suo confine sud-est, il villaggio rappresenta anche un fondamentale punto di accesso alla comprensione dell’ecosistema locale.
La vicinanza con la Riserva naturale Poverella e la presenza del Centro Visite Monaco offrono l’opportunità di immergersi in un territorio dall’altissimo valore biologico e paesaggistico.
Qui l’abete bianco e il pino laricio dominano i profili delle montagne, mescolandosi al faggio, all’acero e all’ontano in un mosaico cromatico che muta radicalmente con il succedersi delle stagioni.
Questo microcosmo silano custodisce una fauna complessa e silenziosa, dominata dalla presenza del lupo e del gatto selvatico, oltre a un ricco patrimonio di rapaci che solcano i cieli sopra i boschi di Taverna.
Villaggio Mancuso rimane così un esempio affascinante di come l’intervento umano possa talvolta inserirsi nel paesaggio naturale attraverso una forma di rispetto estetico, traducendosi in un’esperienza di isolamento e contemplazione intellettuale che continua a sottrarsi alle logiche del turismo di massa.
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