Descritta per la prima volta negli anni ottanta dal neurologo tedesco Thomas Brandt, rappresenta una delle cause più frequenti di vertigine cronica, specialmente tra i soggetti giovani e di mezza età.
Questa condizione non è legata a una lesione organica dell’orecchio interno o del sistema nervoso centrale, ma si configura come un disturbo funzionale in cui il meccanismo di controllo dell’equilibrio si ritrova improvvisamente alterato.
Il quadro clinico tipico si manifesta con una sensazione costante di instabilità, di sbandamento o di cammino “sulle uova”, spesso accompagnata da brevi attacchi di vertigine soggettiva che insorgono in situazioni ambientali specifiche, come spazi aperti, luoghi affollati, ponti o lunghi corridoi.
La diagnosi si basa sull’esclusione di patologie vestibolari o neurologiche sottostanti e sul riscontro di una discrepanza tra la gravità dei sintomi riferiti dal paziente e la sostanziale normalità dei test clinici e strumentali dell’equilibrio.
L’approccio terapeutico più efficace è di tipo multidisciplinare, combinando una corretta informazione del paziente sul carattere benigno del disturbo, cicli di riabilitazione vestibolare per ricalibrare i riflessi posturali e, se necessario, un supporto psicoterapeutico cognitivo-comportamentale per scardinare i meccanismi d’ansia e di evitamento che alimentano la vertigine.
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