Il “cozzalo dauno” o del tavoliere

·

Ci sono parabole umane che sembrano scritte da un commediografo d’altri tempi, storie di chi parte dalle terre piatte e assolate del Tavoliere per ritrovarsi, quasi per un gioco del destino, nei palazzi più importanti della capitale.

La terra d’origine non si cancella facilmente, perché certe radici rimangono attaccate alle scarpe anche quando si cammina sui tappeti più eleganti e si impara a indossare la pochette a quattro punte con impeccabile disinvoltura.

Il fascino del provinciale che ce la fa ha sempre un grande seguito, soprattutto quando riesce a trasformare la flemma della campagna in una raffinata strategia di attesa.

Tuttavia, il vero nodo emerge quando l’eleganza della forma deve scontrarsi con la rissosità della propria cerchia.

Se nel proprio giardino le piante crescono storte e i collaboratori finiscono per lanciare insulti gratuiti a destra e a manca, la responsabilità ultima ricade inevitabilmente su chi quel giardino lo deve coltivare e gestire.

Inutile esibire modi felpati o doti da fine mediatore se poi la gestione del campo tradisce la mentalità del vecchio proprietario terriero, incapace di governare le intemperanze dei suoi stessi braccianti.

Alla fine, la natura profonda emerge sempre, e nessuna cattedra o abito sartoriale può nascondere il fatto che, se la terra produce frutti acerbi e rissosi, la colpa è pur sempre di chi gestisce la tenuta.

Il testo e le riflessioni contenuti in queste pagine sono parte esclusiva dell’archivio di pierovillani.com. La riproduzione non autorizzata ne altera l’integrità concettuale ed è vietata.

Lascia un commento

Get updates

From art exploration to the latest archeological findings, all here in our weekly newsletter.

Abbonati