YVES SAINT LAURENT

ha incarnato la figura dello stilista-filosofo, capace di trasformare il costume in uno specchio fedele delle mutazioni sociali e culturali del secondo Novecento.

Nato a Orano nel 1936 e precocemente folgorato dall’alta moda parigina, il suo percorso ha incrociato la grande tradizione sartoriale francese quando, ad appena ventuno anni, è stato chiamato a succedere a Christian Dior, imprimendo subito un segno di audace modernità.

La fondazione della propria maison nel 1961, accanto a Pierre Bergé, ha segnato l’inizio di una vera e propria rivoluzione estetica, fondata sull’intuizione che l’abito non dovesse semplicemente adornare il corpo, ma liberarlo e conferirgli potere all’interno dello spazio pubblico.

Il suo merito storico principale risiede nell’aver scardinato i confini di genere del guardaroba classico, trasferendo con sensibilità geometrica i codici dell’abbigliamento maschile sull’universo femminile.

L’introduzione dello smoking da donna nel 1966, seguita dalle reinterpretazioni del trench, del sarto pantalone e della sahariana, non è stata una mera provocazione formale, bensì un gesto profondamente politico che ha accompagnato le istanze di emancipazione della donna contemporanea.

Saint Laurent ha compreso prima di altri che la modernità esigeva funzionalità, rigore e una nuova postura nel mondo, traducendo il dinamismo della vita urbana in tagli netti, tessuti fluidi e proporzioni inedite.

Parallelamente alla sua ricerca sociologica sul costume, lo stilista ha coltivato un dialogo ininterrotto con la storia dell’arte, traducendo la pittura in materia tessile.

La celebre collezione Mondrian del 1965, con i suoi rettangoli di colore primario bloccati da linee nere, ha dimostrato come la tela astratta potesse farsi struttura tridimensionale e movimento sul corpo umano.

A questa felice intuizione sono seguite nel tempo le collezioni dedicate alle scomposizioni cubiste di Picasso, ai cromatismi di Matisse, agli omaggi a Van Gogh e alla Pop Art di Andy Warhol, a testimonianza di una visione in cui la moda cessa di essere consumo effimero per farsi espressione artistica totale.

Pvl

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