non è soltanto un luogo fisico, ma un vero e proprio dispositivo scenografico costruito per raccogliere l’eco della storia e la densità della vita urbana.
Nata originariamente fuori dalle mura medievali della città come Plaza del Arrabal, questo spazio ha progressivamente assunto la forma di un teatro a cielo aperto, progettato con rigore geometrico da Juan de Herrera prima e Juan Gómez de la Mora poi, fino alla definitiva ricostruzione ad opera di Juan de Villanueva dopo i grandi incendi del Settecento.
I portici in pietra e le facciate in mattoni rossi delimitano un perimetro di straordinaria armonia比例, dove ogni elemento architettonico sembra concepito per disciplinare la luce e proteggere la memoria collettiva della capitale spagnola.
Al centro dell’invaso spaziale si erge la statua equestre di Filippo III, presenza silenziosa che testimonia la volontà politica e simbolica che presiedette alla riorganizzazione di questo snodo centrale nel Seicento.
La Casa de la Panadería, con i suoi celebri affreschi e le torri gemelle, svetta sul lato settentrionale imponendo un ritmo visivo solenne, in continuo dialogo con la contrapposta Casa de la Carnicería e con la fitta rete di archi che aprono il varco verso il labirinto delle strade circostanti.
Attraversare la piazza significa percepire la sovrapposizione stratificata dei secoli, dalle antiche feste barocche, dalle corride e dai mercati storici fino alla vivacità contemporanea fatta di passeggiate lente, conversazioni sotto i portici e un’incessante osmosi tra arte, architettura e quotidianità.
Pvl
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