(dal russo sam “da sé” e izdatel’stvo “casa editrice”, quindi “autopubblicazione”) è stato uno dei fenomeni culturali e politici più straordinari del Novecento, nato nell’Unione Sovietica e nei paesi del blocco orientale dopo la fine dell’epoca staliniana.
Si trattava del circuito clandestino di produzione, dattilografia e diffusione di testi rigorosamente proibiti dal regime, che sfuggivano al controllo capillare della censura di Stato (Glavlit).
Come funzionava la rete
La struttura del Samizdat si basava su un meccanismo di fiducia tanto semplice quanto rischioso :
La digitazione originale :
L’autore o il possessore di un testo proibito lo batteva a macchina utilizzando carta copiativa, ottenendo in genere dalle quattro alle otto copie per ogni battitura.
La catena di montaggio clandestina :
Chi riceveva una copia aveva il compito tacito (o esplicito) di rileggerla, battendola a sua volta in altrettante copie prima di far girare l’originale.
I supporti artigianali :
Oltre alle macchine da scrivere — monitorate e registrate dalle autorità —, venivano usati rullini fotografici, ciclostili di fortuna e persino le celebri “incisioni sulle ossa” (roštchenie na kostjach), ossia registrazioni di musica proibita (jazz, rock, canzoni di protesta) incise sulle lastre radiografiche usate recuperate dagli ospedali.
I contenuti della dissenso
Attraverso il Samizdat non circolavano solo pamphlet politici o denunce sulle violazioni dei diritti umani, ma un vero e proprio patrimonio culturale sommerso :
Letteratura proibita :
Opere di maestri come Michail Bulgakov (Il maestro e Margherita), Boris Pasternak (Il dottor Živago), Aleksandr Solženicyn (Arcipelago Gulag), Varlam Šalamov e Osip Mandel’štam.
Informazione indipendente :
Bollettini di cronaca come la storica Cronaca degli eventi correnti (Chronika tekuščich sobytij), che documentava arresti, processi e abusi nei manicomi criminali.
Saggistica e filosofia :
Testi di pensiero politico, filosofico e teologico non allineati con il materialismo dialettico di regime.
Il prezzo della parola
Partecipare al circuito del Samizdat richiedeva un enorme coraggio personale.
Possedere, digitare o distribuire materiale clandestino equivaleva ad affrontare l’articolo 70 del codice penale sovietico (“agitazione e propaganda antisovietica”), che comportava anni di condanna ai campi di lavoro forzato (Gulag), il confino o l’internamento forzato negli istituti psichiatrici (psichuša).
“Io stesso scrivo, io stesso edito, io stesso censuro, io stesso tipografo, io stesso distribuisco e io stesso sconto la pena.” — Vladimir Bukovskij, uno dei più noti dissidenti sovietici
Il valore storico e culturale
Il Samizdat non è stato soltanto uno strumento di resistenza politica, ma una vera e propria forma di sopravvivenza della memoria e del pensiero libero.
Ha dimostrato come la necessità dell’espressione artistica e dell’analisi critica riesca a trovare varchi anche nei sistemi di controllo più oppressivi, anticipando di decenni la democratizzazione dell’informazione e creando un ponte ideale con il successivo Tamizdat (i testi contrabbandati e stampati all’estero).
Pvl
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