UMBERTO PIZZI

è molto più di un fotografo di gossip.

È stato per oltre mezzo secolo il cronista visivo più spietato, ironico e lucido del potere e della mondanità romana.

Nato a Zagarolo nel 1937, Pizzi muove i primi passi nella Roma degli anni Cinquanta, formato dal mito di Tazio Secchiaroli e della mitica stagione della Dolce Vita in Via Veneto.

Fin dai suoi esordi capisce che l’obiettivo della macchina fotografica può diventare uno strumento straordinario di indagine sociale.

Non cerca la bellezza patinata dei divi del cinema, ma la crepa nell’immagine pubblica dei potenti.

Nel corso dei decenni immortalato politici, industriali, cardinali, intellettuali e personaggi dello spettacolo.

Nessuno è mai riuscito a sfuggire al suo obiettivo.

La consacrazione definitiva e pop della sua carriera arriva con la stretta collaborazione con Roberto D’Agostino e la nascita del fenomeno Cafonal sulle pagine di Dagospia.

Attraverso Cafonal, Pizzi documenta l’irresistibile e grottesca decadenza dei salotti romani, tra inaugurazioni, mostre d’arte, feste private e cene elettorali.

Il suo stile fotografico è immediato e privo di qualsiasi abbellimento formale. Utilizza quasi sempre un flash diretto, impietoso, capace di isolare il dettaglio minimo e rivelatore: una bocca spalancata per un boccone di troppo, un trucco sbavato, un’espressione di noia o un’occhiata furtiva.

La sua fotografia non nasce da un intento moralistico o di condanna.

Pizzi lavora come un entomologo che osserva e cataloghi le abitudini di una classe dirigente in perenne esibizione di sé.

Con un archivio monumentale composto da milioni di scatti, Umberto Pizzi ha costruito un immenso affresco storico e antropologico dell’Italia dagli anni Sessanta fino ai giorni nostri.

Pvl

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