chi possiede già pochissimo
È una dinamica antica quanto il potere, ma che si rinnova sempre con una crudeltà disarmante. Quando si priva di qualcosa chi possiede già pochissimo, non si sta quasi mai cercando di ottenere quel bene materiale: si sta esercitando una forma di sopraffazione pura. In molte strutture sociali e burocratiche, o semplicemente nei rapporti di forza interpersonali, togliere l’ultimo baluardo a chi stenta a rimanere a galla serve a ribadire le distanze. È il meccanismo in cui chi domina dimostra a se stesso di avere il controllo totale, riducendo l’altro a una condizione di assoluta vulnerabilità. Quando una persona non ha più nulla da perdere tranne quel minimo frammento di dignità o di sussistenza, sottrargli anche quello diventa un gesto di deliberata affermazione di dominio. C’è poi una componente sottile di cinismo: si colpisce chi non ha gli strumenti per difendersi, per fare voce grossa, per accedere a tutele o per far valere i propri diritti. La fragilità altrui viene vista non come un motivo di rispetto o di cautela, ma come un punto di minor resistenza dove infierire a costo zero. È la manifestazione più amara della miseria umana, perché sposta il baricentro dal bisogno reale al puro piacere del sopruso. Quando sottrarre l’essenziale all’altro diviene un’azione abituale o persino rivendicata, si consuma la frattura definitiva con qualsiasi forma di empatia.
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