Nel cuore della Repubblica Islamica dell’Iran vive la più grande comunità ebraica del Medio Oriente al di fuori di Israele, una presenza millenaria che affonda le sue radici ai tempi di Ciro il Grande.
Nonostante l’aperta ostilità geopolitica tra Teheran e lo Stato ebraico, la Costituzione iraniana riconosce ufficialmente la minoranza ebraica, garantendole un seggio riservato in Parlamento e la libertà di praticare il proprio culto nelle sinagoghe della capitale.
Questa convivenza apparentemente impossibile si regge su una sottile linea di demarcazione tracciata ai tempi della rivoluzione del 1979, che separa nettamente la fede giudaica dall’ideologia zionista.
Gli ebrei iraniani conducono una vita quotidiana fatta di preghiera, negozi kosher e scuole dedicate, pur muovendosi all’interno di un perimetro politico rigorosamente sorvegliato.
È un equilibrio fragile dove l’identità persiana e l’appartenenza religiosa si intrecciano, dimostrando come la storia culturale possa sopravvivere persino alle tensioni ideologiche più radicali.
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