ONTOLOGIA VAISHNAVA

Si fonda su una visione della realtà fondamentalmente teista e personale, definita dall’equazione tra la Realtà Suprema e la persona di Vishnu, o Krishna nella sua manifestazione più intima.

A differenza delle prospettive moniste dell’Advaita Vedanta, dove la molteplicità è concepita come un’illusione sovrapposta all’unità indifferenziata del Brahman, l’ontologia vaishnava afferma la realtà sia del mondo materiale sia delle anime individuali.

L’architettura ontologica vaishnava si articola lungo tre pilastri costitutivi principali:

Ishvara (La Realtà Suprema)

La fonte e il sostegno di tutto ciò che esiste non è una forza impersonale, ma la Persona Suprema. Ishvara possiede sia la qualità dell’infinito transcendenze sia attributi personali eterni, manifestati attraverso le sue potenze inerenti: la potenza interna (chit-shakti), la potenza marginale (jiva-shakti) e la potenza esterna o materiale (maya-shakti).

Jiva (L’Anima Individuale)

Ogni individuo è un’entità spirituale distinta e reale (jivatman), minuscola parte della potenza marginale della divinità. Le anime condividono con Ishvara la medesima natura qualitativa di esistenza, conoscenza e beatitudine (sat-chit-ananda), ma con una portata quantitativa infinitesimalmente limitata.

Jagat (Il Mondo Materiale)

La materia (prakriti) e il cosmo visibile non sono considerati un’illusione inesistente, bensì una realtà temporanea e cangiante, attivata dalla potenza esterna della divinità per consentire l’esperienza cosmica e il percorso di reintegrazione dell’anima.

Per spiegare la relazione esatta tra questi tre elementi, le principali scuole vaishnava sviluppano formulazioni concettuali specifiche :

  • Dvaita (Ramanuja) : sostiene un monismo qualificato, in cui le anime e la materia costituiscono il corpo reale di Vishnu, uniti a lui in un legame di dipendenza ontologica ma distinti nella sostanza.
  • Dvaita (Madhva) : afferma un dualismo radicale e irriducibile tra la divinità indipendente e il reame delle entità dipendenti.
  • Achintya-Bhedabheda (Chaitanya e la scuola gaudiya) : propone la simultanea e incomprensibile (achintya) unicità e differenza tra la fonte e le sue emanazioni, paragonando l’anima al raggio rispetto al sole.

Il punto d’arrivo dell’ontologia vaishnava risiede nella riconciliazione tra l’unità dell’Assoluto e il dinamismo della relazione : la molteplicità non rappresenta una caduta dall’essere, ma la condizione necessaria per la dinamica dell’amore spirituale (bhakti).

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