BRUNELLO CUCINELLI

Il passaggio dal lavoro contadino alla vertigine del mercato globale

non è una traiettoria di sola ascesa economica.

È prima di tutto un lento esercizio di memoria, un tentativo di restituire forma al tempo trascorso.

Nel documentario Brunello, il visionario garbato, diretto da Giuseppe Tornatore e trasmesso su Sky Arte, la vita dell’imprenditore umbro viene spogliata dalle retoriche dell’esibizione per essere ricondotta alla sua misura originaria.

Il regista siciliano sceglie la chiave della distanza critica e della metafora, orchestrando il racconto attorno a una partita a carte che scandisce il senso dell’azzardo, dell’intuito e della pazienza.

Dalle radici rurale di Castel Rigone fino alla costruzione del borgo di Solomeo, l’opera intreccia testimonianze reali, archivi storici e ricostruzioni dove la giovinezza trova il volto dell’attore Saul Nanni.

Le musiche di Nicola Piovani sostengono un percorso narrativo che declina il concetto di capitalismo umanistico non come formula astratta, ma come quotidiano rispetto del lavoro, della bellezza e dei luoghi.

Ritornare nella casa natale, riaprire porte rimaste chiuse per decenni significa misurarsi con i fantasmi e i valori di una civiltà perduta.

Il film di Tornatore registra questo incontro senza enfasi, ricordandoci che la costruzione di un’impresa o di un’esistenza condivisa trova senso soltanto quando riesce a preservare la dignità e la luce delle proprie origini.

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