Jerzy Grotowski è stato uno dei più radicali rivoluzionari del teatro del Novecento.
La sua ricerca non si è limitata alla messa in scena, ma ha scavato fin dentro la natura stessa dell’atto scenico, trasformando il rapporto tra attore e spettatore.
Il punto di svolta del suo pensiero risiede nell’elaborazione del Teatro Povero.
Strippando la scena da ogni artificio tecnologico, scenografico e decorativo, Grotowski riconduce la rappresentazione all’unico elemento essenziale e insostituibile: l’incontro vivo, quasi sacrale, tra il corpo dell’attore e la presenza del pubblico.
L’attore non dev’essere un mero esecutore di battute, bensì un “attore santo”, capace di compiere un atto di autosagrificio organico attraverso il totale dominio della propria voce e del proprio fisico.
Nel corso dei decenni la sua traiettoria teorica e pratica ha attraversato varie fasi, evolvendosi dal rigore formale delle produzioni del Teatr Laboratorium di Opole e Breslavia verso il Teatro Parateatrale e il Dramma Obiettivo.
In quest’ultima stagione di ricerca, culminata con la fondazione del Workcenter a Pontedera, in Italia, il fuoco si è spostato dall’esibizione per un pubblico all’Arte come veicolo : un lavoro interiore e rituale sul sé attraverso strumenti di derivazione drammaturgica e antropologica.
Grotowski resta una figura di riferimento imprescindibile per chiunque intenda la pratica teatrale come strumento di indagine esistenziale e antropologica.
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