Il vino non è soltanto la memoria di una vendemmia né un semplice esercizio di cantina, perché prim’ancora di essere sorso e materia esso conserva l’impronta geologica del suolo da cui germoglia.
Comprendere il terroir significa addentrarsi nella stratificazione delle rocce, ascoltare le trasformazioni millenarie del paesaggio e riconoscerne la sagoma profonda all’interno di ogni sfumatura di sapore.
La pratica dell’enogeoturismo
traccia un cammino inedito lungo la penisola italiana, unendo la percezione del paesaggio alla lettura della terra sottostante.
Nelle Langhe il circuito outdoor del Bar to Bar attraversa terreni sedimentari nati dal fondale di antichi mari, dove l’alternarsi di arenarie, marne e argille definisce la natura del Barolo e del Barbaresco.
In Toscana il tracciato dell’Eroica svela la composizione argillosa e limosa delle colline del Chianti Classico e del Brunello di Montalcino, trasformando il percorso cicloturistico in una riflessione visiva sul profilo della terra.
In Sicilia l’incontro tra le argille scagliose dei Peloritani e le calcareniti di Floresta restituisce linfa al vitigno autoctono del Nocera, unendo la persistenza della pietra marina al paesaggio antico di Tindari.
Rispondi